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Lug 1026

Calcio, la Rai taglia la moviola. Verso la normalità?

Pubblicato da Joshua Evangelista alle 12:13 in Current Affairs, Sports, Television


 

Andate a Londra, magari per una settimana, e provate a fare un po' di zapping televisivo tra i canali britannici: nessuna trasmissione sportiva vi bombarderà con ore di moviola, dibattiti tra comici e intellettuali su fuorigioco e falli da rigore, siparietti con modelle che dicono la loro sull'arbitrato.

Forse, e dico forse, anche gli italiani a breve potrebbero godere di un po' di maggiore serenità calcistico-televisivo. E con serenità non intendo "normalità", concetto astratto e impensabile per la realtà mediale italiana. Intendo una propensione maggiore verso ciò che il calcio è: un gioco.  

Dopo 43 anni, infatti, la Rai "spegnerà" i logoranti dibattiti sulle azioni al rallentatore. Dal prossimo campionato l'esperto (un ex arbitro o chi per lui), dirà la sua opinione e punto. Le chiacchiere post-moviola (in questi ultimi anni terribilmente portate avanti dai vari Longhi, Tombolini, Galeazzi, Teocoli e Bagni) verranno trasferite dove sono di casa: al bar davanti a una pinta di birra. 

In tv, invece, ogni settimana verranno rivisti solo tre o quattro casi "eccezionali". Poi basta: il calcio potrebbe tornare ad essere uno sport in cui i 22 atleti che inseguono il pallone sono più importanti dell'uomo in divisa che fischia. 

Una scelta apprezzabile e in controtendenza, quella del direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli. Magari a questo punto, per farci felici, visto che nei salotti televisivi la moviola prenderà polvere, la si potrebbe spostere in campo...

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Autoritratto di un reporter - Ryszard Kapuscinski (Feltrinelli 2006) 

La notizia su Artur Domoslawski che aveva pubblicato una biografia-demistificazione di Ryszard Kapuscinski, nella quale il reporter veniva descritto come un bugiardo, è stata una vera doccia fredda per molti dei suoi fan e diverse case editrici internazionali (tra queste la Feltrinelli) hanno deciso di non acquistare i diritti del libro.

Probabilmente non sapremmo mai quanto di vero ci sia nei sublimi reportage di Kapuscinski,forse il più grande inviato di guerra di tutti i tempi. Chi ha letto il lavoro di Domoslavski afferma però che il biografo ricorre spesso a fonti anonime e addirittura nel capitolo dedicato al rapporto con la figlia non c'è nemmeno un minimo riferimento a conversazioni con quest'ultima.

Insomma, se siete tra quelli che vogliono gustarsi il personaggio a prescindere dal gossip (che sia fondato o meno, a livello letterario conta ben poco), se volete leggere le gesta un po' epiche di un cronista d'altri tempi, allora potete continuare a leggere questo post.

Oggi infatti vi consiglio "Autoritratto di un reporter", un'ottima raccolta delle più rilevanti interviste rilasciate da Kapuscinski nel corso della sua lunghissima carriera. In quest'ottica vero e falso non contano più, conta la vocazione, il desiderio di raccontare e l'entusiamo di fare un mestiere nobile che col tempo la sciatteria lo sta avvicinando sempre più a quello di un impiegato catastale.

Ad ogni modo, il giornalista polacco è riuscito a raccontare l'Africa fuori da ogni stereotipo, facendoci innamorare di questo continente che non è solo corruzione e ventri gonfi. E per questo non c'è biografo che regge, gliene saremo sempre grati. 

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Lug 1023

In difesa dei blog

Pubblicato da Joshua Evangelista alle 19:59 in Current Affairs, Libertà di espressione


Lettera aperta pienamente appoggiata da Reporters: 

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall'On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall'On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell'art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l'atto finale di uno dei più gravi - consapevole o inconsapevole che sia - attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l'indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell'applicabilità dell'obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l'informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l'Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell'On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l'unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta - esattamente come se fosse un giornalista - sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall'occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l'informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore - se non l'unica - forma di attuazione di quell'antico ed immortale principio, sancito dall'art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo e del cittadino, secondo il quale "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere".

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell'art. 1 del ddl nel corso dell'esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L'accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell'uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione

Vittorio Zambardino, Scene Digitali

Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu

Filippo Rossi, direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine

Fabio Chiusi, Il Nichilista

Daniele Sensi, L'AntiComunitarista

Wil, Nonleggere QuestoBlog

Per aderire all'appello, qui

 

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Problemi di mercato richiedono soluzioni di mercato. Questa è la risposta piccata di Google alla U.S Federal Trade a proposito delle politiche per far tornare a livelli accettabili i ricavi dei media.

La Federal Trade in un documento sulla crisi editoriale aveva mostrato scetticismo sul potere salvifico delle news online. Tra le varie possibilità per far rinascere il settore aveva incluso soluzioni come la riduzione della quantità di materiale protetto "incorporabile" da aggregatori e motori di ricerca e la nascita di un'agenzia antitrust che permettesse ai giornali di fare degli accordi su tariffe standard per indicizzare i propri contenuti. 

"Il giornalismo può salvarsi anche senza l'aiuto del governo", tuonano da Mountain View, "queste proposte sarebbero dannosissime per i consumatori". E dai blog vicini alla creatura di Page e Brin emerge un chiaro appello al governo: concentratevi sulla promozione di innovazione e creatività piuttosto che innalzare inutili barriere protezionistiche.

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Caldo e afa non fermino la vostra fame di approfondimento. Il sabato estivo di questo blog è caratterizzato da consigli letterari e, durante la settimana, vi suggerirò qualche buon video. Oggi vi invito a vedere questa bella intervista di Chris Anderson, direttore di Wired Usa, e Julian Assange, papà di WikiLeaks.

Per chi non lo sapesse, WikiLeaks è una favolosa piattaforma Wiki basata in Svezia che permette di inviare materiale riservato (leak in inglese vuol dire "fuga di notizie), generalmente documenti governativi top secret, e di preservare il completo anonimato delle fonti.

Tra le tantissime pubblicazioni che hanno letteralmente sconvolto l'opinione pubblica e forse anche l'assetto geopolitico internazionale, c'è sicuramente il filmato dell'esercito americano del 12 luglio 2007 (WikiLeaks l'ha reso pubblico lo scorso 5 aprile) che testimoniava la sparatoia aerea di Baghdad da parte di militari statunitensi, in cui persero la vita dodici persone (tra cui due giornalisti della Reuters).

Godetevi il video dell'intervista!

 

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