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Giu 0630

Programma Swift e doveri dei giornalisti

Pubblicato da Carlo Felice Dalla Pasqua alle 20:31 in Current Affairs, Deontologia, Giornalisti e cdr


C'è un'opinionista americana di destra piuttosto conosciuta, Michelle Malkin, che ha un'idea piuttosto particolare dei doveri dei giornalisti. Messa giù in maniera semplicistica e molto di parte, ritiene che i giornalisti non debbano andare a scoprire e a controllare quello che fanno i governi, soprattutto se i governi sono presieduti da George W. Bush e Dick Cheney. Così la pubblicazione da parte del New York Times del programma di intercettazione di movimenti finanziari attraverso il consorzio Swift (che avrebbe praticamente permesso il controllo di tutte le transazioni bancarie, in tutto il mondo) ha creato un parapiglia negli Usa, ma ha lasciato per ora indifferenti gli altri Stati (alleati e non). Fra i contrari alla pubblicazione, che ritengono che sia stata pregiudicata la guerra al terrorismo, si segnala proprio la Malkin, che ha pubblicato una serie di manifesti che non brillano proprio per raffinatezza e ha aderito a una manifestazione, organizzata da Free Republic per il 10 luglio, sotto la sede del New Tork Times.

Sia chiaro, io non credo che i giornalisti debbano essere deresponsabilizzati (e non rinnego il concetto di journalist citizen scritto nella testata di questo blog), però credo che ognuno debba fare il proprio lavoro. Il lavoro dei giornalisti è quello di cercare notizie e scriverle. Quella era una notizia ed era una notizia che poteva riguardare chiunque (perché le agenzie americane potevano e possono andare a spiare anche i miei conti in banca, se proprio hanno tempo da perdere). Bill Keller, direttore del New York Times, ha spiegato anche perché la pubblicazione di quel programma segreto di spionaggio (descritto in questo articolo del Los Angeles Times, ancora disponibile liberamente) non comprometta un tubo nella lotta al terrorismo e che i terroristi sarebbero stati dei cretini se avessero creduto che certi movimenti bancari non erano controllati.

Il caso è finito anche al Congresso e la Camera dei Rappresentanti, in un documento che non menziona mai esplicitamente il giornale, ha condannato la pubblicazione del programma Swift da parte del New York Times. Ma non basta, oltre alla Camera dei Rappresentanti e a Bush (com'era scontato) contro il giornale di Keller si è scagliato anche l'Wall Street Journal. La risposta, questa volta, è arrivata dall'editore del New York Times, Arthur O. Sulzberger jr.

AGGIORNAMENTO DELL'1 LUGLIO ALLE 2. Avevo dimenticato di segnalare questo bel post di Howard Kurtz, su Media Notes Extra dell'Washington Post, pieno di citazioni e commenti sul caso Swift, che partono dall'astioso articolo apparso tre giorni fa sul New York Post.

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