Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Nell'immagine è rappresentata la struttura della nuova Bbc
(cliccare sopra il grafico per ingrandirlo) secondo il discorso indirizzato al personale dal direttore generale Mark Thompson (nella foto a destra; entrambe le immagini sono prese dal sito della Bbc). Il discorso ha un titolo di per sè significativo: "Delivering creative future". È stato diffuso mercoledì scorso e ne consiglio la lettura e, come faccio sempre più spesso, la consiglio sia ai giornalisti, sia ai direttori, sia ai manager di un'azienda editoriale, perché tutte le categorie hanno qualcosa da imparare da discorsi intelligenti (mal che vada possono ricavarne spunti di riflessione).
Se avete poco tempo, l'ufficio stampa della Bbc ne ha fatto qui un buon riassunto, che contiene ovviamente la frase più citata di questi giorni: "We need a BBC ready for digital, for 360 degree multi-platform content creation. Which brings different kinds of creativity together – in technology as well as content – to deliver what we need in this converging world." Da parte mia aspetto anche il primo grande manager di un'azienda editoriale italiana che cominci a parlare apertamente di web 2.0.
Certo, non è tutto oro quel che luccica. Quel programma di investimenti è tutt'uno con quello di riduzione del personale annunciato l'anno scorso (tagli di 1.500 persone per risparmiare 355 milioni di sterline, secondo quanto riportato dallo stesso sito della Bbc, ma non prendetela come la cifra definitiva perché non so se le successive trattative abbiano portato a una modifica di quel numero), un piano che aveva sollevato proteste anche da parte di organismi internazionali, come la sezione europea dell'International Federation of Journalists che aveva prospettato il pericolo della riduzione della qualità del servizio pubblico britannico. È un piano che si può prestare a critiche, ma almeno è un piano che tiene conto, a mio giudizio in modo equilibrato, sia dell'importanza dei media tradizionali sia della necessità di non trascurare quelli che un tempo si chiamavano new media (ho già scritto un mese e mezzo fa che è una definizione da accantonare perché ormai troppo vecchia).
Ho la netta sensazione che bisognerà cominciare a fare i conti con queste nuove realtà. Sperando che le aziende editoriali (la maggior parte di loro, non parlo di tutte) non continuino a considerare gli investimenti nel futuro come un rischio più che come una necessità. In quel caso sarà bene che si guardino il commento di Jeff Jarvis, oggi sul Guardian, che mette insieme il calo di telespettatori della tv tradizionale negli Stati Uniti, il successo di YouTube, i blog, iTunes, eccetera eccetera. Sott'occhio hanno anche le cifre della cosiddetta "editoria tradizionale" italiana, che non va benissimo da quanto mi risulta (anche se le prospettive sono meno catastrofiche di quanto si voglia far credere), e quelle del calo dei giornali in Francia (via Editors Weblog - Le Monde). Forse sarà il caso di chiedersi perché sta accadendo tutto ciò. Non pretendo che nel giro di due giorni gli editori e i giornalisti trovino le soluzioni, però mi piacerebbe che cominciassero a pensare realmente alle soluzioni (che non sono soltanto quelle dei tagli, come si capisce anche da questo post su lostremote, che riassume 13 ragioni che, secondo l'autore, stanno bloccando l'innovazione nei media "tradizionali").
E' che qui parliamo della metà meno interessante del web 2.0, quella monodirezionale. Stanno lavorando per cambiare il modo in cui offrono i contenuti, non per cambiare l'interazione con i lettori permettendo loro di partecipare.
In che senso sbagliato a linkare?
Poco prima della metà del discorso di Thompson c'è questo passaggio:
"The main focus of Ashley and his team will be on developing new ways for audiences to find and use our content with a focus on search and navigation and metadata, on demand, mobile, the whole challenge of Web 2.0 as well as overall hosting of our website."
E' soltanto un riferimento senza specificazioni ulteriori, ma a me pare già positivo che ci sia. Ho soltanto un dubbio: ho sbagliato a linkare Thompson?
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alle 20:14
Carlo Felice
Mi pare che la Bbc un qualche passo per cercare di far partecipare i lettori lo stia facendo, vedremo se è soltanto una spolveratina che volerà via con il primo venticello o se è qualcosa destinato a rimanere e a svilupparsi.
Errori dei link: pensavo di aver messo il link sbagliato al discorso di Thompson, poi ho verificato e ho visto che era corretto