Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Lentamente lentamente qualcuno si sta svegliando anche in Italia. All'inizio era soltanto il gruppo Espresso che, attraverso Kataweb, aveva dato vita a blog di giornalisti che in parte compaiono ora anche nella home page di Repubblica.it. Qualche mese fa, sul sito di Radio Radicale, Diego Galli aveva creato Fai Notizia, blog nato come esempio di giornalismo partecipativo, che Galli ha rilanciato con una mail inviata poche ore fa e mettendo di nuovo in testa il "post programmatico" del 19 luglio. La settimana scorsa - ricordate? - ho scritto dell'esperimento di blog dei giornalisti della Provincia Pavese. Ieri su Europa Mario Adinolfi (rivendicando a Europa una primogenitura non spiegata) ha commentato l'accordo fra Blogo.it e Metro in un articolo intitolato "Se il nanopublisher incontra il quotidiano".
Ho dimenticato sicuramente più di qualche altra gemma che potrebbe far sbocciare fiori con petali formati da blog e giornalismo tradizionale. Segno che anche in Italia qualcosa si sta muovendo, segno che forse comincia a esserci sempre più spazio per l'editoria online e per i blog. Segno che, nel giro di un anno o due, potremo forse cominciare a vedere chi ha deciso di restare al passo con i tempi e chi invece non è riuscito a guardare al di là del proprio naso; vedremo chi, fra i giornalisti e fra gli editori, cerca di andare avanti senza paraocchi. Chi riuscirà a essere moderno, insomma, dove modernità non significa libertà di fare ciò che si vuole, senza controlli e regole, significa fare i giornalisti come un tempo con strumenti sempre più aggiornati e su mezzi di comunicazione in continua evoluzione.
Se il nanopublisher incontra il quotidiano
di MARIO ADINOLFI
Precursori Benefici per tutti 06blog.it 02blog.it
Diciamolo in premessa, i precursori siamo stati noi qui su Europa: primi celebranti del matrimonio tra blog e quotidiano cartaceo, che ha prodotto lo sprigionarsi di energie positive, per tutti.
Ora questo esempio viene raccolto altrove ed è un bene. L’esempio più interessante ci arriva dal quotidiano free press Metro (sia detto per inciso, la realtà del free press sembra essere decisamente quella creativamente più attiva, nel contesto piuttosto statico della carta stampata in Italia). Il giornale che viene distribuito ogni giorno gratuitamente nelle principali città italiane ha stabilito una partnership con un editore del settore nanopublishing (per chi non ha confidenza con le gergalità della rete, si tratta di un microeditore di blog tematici e specializzati). Metro ha incontrato così i ragazzi di Blogo.it (www.blogo.it), che nello specificano editano ventisette blog tematici che attirano un paio di milioni di visitatori al mese, ed ora sono nati due nuovi blog. Uno per Milano (www.02blog.it) e uno per Roma (www.06blog.it) che racconteranno la vita urbana di queste metropoli proprio in osmosi con il quotidiano free press cartaceo.
Risultato finale? Benefici per tutti. Per il nanopublisher (nello specifico, Marco Magnocavallo, editore di Blogo.it) e per l’editore di quotidiano free press cartaceo (Edizioni Metro, filiale italiana di un gruppo svedese con l’occhio lungo): il primo ottiene una visibilità insperata nell’ambito di un ambiente non abituale per i blogger, il secondo incassa una chiave che può aprire le cassaforti degli investimenti pubblicitari sull’on line, che crescono di anno in anno. Cresce il fatturato, crescono i lettori, si contaminano gli stili. E così restano serviti i teorici della carta «che è sempre più forte del web», così come i fanatici secondo cui nel 2043 non usciranno più quotidiani cartacei perché tutta l’informazione sarà fornita in formato elettronico.
Non è vero. Vince la contaminazione, vince la crossmedialità, vince l’iper-convergenza tra mezzi di comunicazione che, paradosso dei paradossi, fino ad oggi hanno avuto grandi difficoltà nel comunicare tra loro.
Leggiamo qualche articolo-post tratto dal neonato blog tematico su Roma (www.06blog.it): «A Roma piove. E la città si trasforma di nuovo nella Grande Piscina. Strade allagate ovunque, traffico in crash, e linea A della metro bloccata per ore. Alberi che cadono, gente che si salva per miracolo. Sì, certo, ieri piove tanto, 50 millimetri in un'ora, ma il copione rimane sempre lo stesso, se non proprio tragico, sicuramente imbarazzante. Nemmeno ai vigili del fuoco regge il centralino, e fra un intervento e l’altro devono addirittura soccorrere degli autisti bloccati in sottopassaggi allagati. Eccetera, eccetera. Quello che mi rimane ancora da capire è se le cose possano andare diversamente, o se siamo condannati a vivere come in Waterworld ogni volta che fa due gocce d’acqua». Oppure questo foto-post con un’immagina dell’immondizia attorno e dentro il Pantheon: «Pantheon, cuore di Roma. Un luogo che incuriosisce e che attira a sé visitatori da ogni parte del mondo. Evidentemente però qualcuno pensa che non si meriti di rimanere pulito, o che sia più carino così. Chissà, magari in quella zona, oltre alla leggenda urbana che dentro il Pantheon non piove mai, credono anche che la monnezza sparisca magicamente da sé».
E dal blog su Milano (www.02blog.it): «Forse non ci sarà un Teatro Fallaci, ma sembra che si prospetti per Milano una Via Oriana Fallaci.
Non si arriverà probabilmente all’intitolazione del Teatro degli Arcimboldi, perchè, come dicevamo la Fallaci non è rappresentativa di Milano ed inoltre è un po’ troppo schierata perché le venga dedicata un'istituzione di tutti i milanesi. Invece, pare si stia per aggiudicare una via di una ‘zona significativa’ di Milano.
Ieri Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia, ha avanzato la proposta di una Via Fallaci; proposta che non ha incontrato resistenze particolari nemmeno dal centrosinistra.
Ma sbaglio o per intitolare una via a qualcuno devono passare 10 anni dalla sua scomparsa?». Notizia, mescolata ad opinione.
Tratto caratteristico della comunicazione via blog. Altra forma di contaminazione, di saper mescolare: è il tratto vincente delle forme di informazione che verranno.
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alle 09:27
divine
Più che un teatro o una via, io intitolerei ad Oriana una biblioteca importante o un auditorium.