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Le responsabilità di Google e la censura

Carlo Felice Dalla Pasqua avatar Mercoledì 13 Dicembre 2006, 08:32 in Mass-media oggi, Web/Tech di Carlo Felice Dalla Pasqua

Parto subito dall'excusatio non petita che, almeno in questo caso, non è accusatio manifesta, è semplicemente l'ammissione che un post di un blog, per quanto lungo, non può affrontare tutti i rivoli di un problema complesso come quello di cui sto per parlare, a partire dal coordinamento delle norme a livello internazionale sulla comunicazione online.

Detto questo, eccomi qui a dire che trattiamo (ancora) di Google, riprendendo l'esempio eclatante (ma è soltanto un esempio e nulla di più) della pubblicazione su Google Video dei filmati dell'umiliazione in classe (presente almeno un'insegnante) di un ragazzo down in una scuola di Torino. Chi non avesse avuto il coraggio di seguire quotidianamente questo blog, può trovare in novembre altre tracce di miei interventi: il 16, il 28 e il 29. Ne ho scritto anche il 26 novembre in "Se una notte d'inverno un giornalista". Proprio perché sono già stato sufficientemente prolifico, cercherò di scrivere qualcosa di nuovo, qualcosa dentro di me è maturato anche grazie all'interessante dibattito del convegno di PiùBlog, che ho moderato domenica scorsa a Roma, su "Aspetti giuridici e criminologici della comunicazione online". Ora la mia tesi è che i primi responsabili siano sì famiglia e scuola, che evidentemente hanno educato molto male quei ragazzi, ma che Google non possa essere considerata innocente (in senso morale, se non legale) sulla base della giustificazione che è un semplice strumento e non può controllare le migliaia di filmati che ogni giorno vengono caricati. Mi rendo conto che sto scrivendo qualcosa di diverso (non contrario) rispetto alle mie idee precedenti, ma spero che ad ognuno sia concesso di elaborare e anche cambiare in modo motivato il proprio pensiero.

Sarò ingenuo, sarò fuori dal mondo, non capirò l'evoluzione dei mezzi di comunicazione né alcune peculiarità di internet, ma io continuo a stupirmi quando sento parlare di censura associata al concetto di regole da dare anche alla comunicazione online; e mi stupisce che internet sia considerato uno spazio di libertà assoluta, che si autoregolamenta a mano a mano che diventa più maturo, nel quale è sufficiente aprire un sito per replicare a eventuali falsità diffuse in rete; non credo che chi usa internet sia un "buon selvaggio" che viene poi corrotto dal mondo che gli sta intorno. Tanto per essere chiari fin da subito: censura (qui Wikipedia) per me significa limitazione preventiva della libertà di espressione operata da uno Stato o da organismi statali o anche da aziende private, non significa stabilire alcune regole che puniscano comportamenti verbali o scritti che violino i diritti di altri al rispetto o alla dignità. Per restare in Italia, esiste l'articolo 21 della Costituzione ed è importantissimo, ma esistono anche gli articoli 2 e 3 e sono altrettanto importanti. So che il discorso è delicato, che le differenze nei casi concreti possono essere più sottili di quanto appaiano teoricamente, ma non per questo possiamo sottrarci a una discussione sempre più urgente.

Internet non può essere limitato dalla definizione di "mezzo di comunicazione" e ci pervade, o almeno pervade quelle generazioni di quella parte del mondo che hanno potuto conoscerlo e hanno capito la sua utilità e la sua portata rivoluzionaria. Ma la rivoluzione di internet può cambiare radicalmente (avverbio importante) anche alcuni principi di convivenza da tempo accettati? Per me no, ma la discussione è aperta.

Si è detto che Google, al di là di una discussione giuridica che anch'io ho sfiorato sull'articolo 40 capoverso del codice penale e sugli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 70 del 2003 (ottimo riepilogo di Elvira Berlingieri su Apogeonline), non poteva far nulla per prevenire la pubblicazione dei filmati della scuola di Torino e che comunque era praticamente impossibile che potesse accorgersi da sola - una volta pubblicati - che avevano un contenuto così sconvolgente. Distinguerei i due casi: per me è giusto (fa parte della libertà di espressione) che Google, YouTube e tutti gli altri gestori di contenitori simili offrano uno strumento che consenta a chiunque di mettere online un filmato, sia esso un innocente karaoke, il ricordo di una gita in montagna o un discorso che esalta il fascismo; non è giusto invece - al di là delle leggi attuali - che Google, YouTube e gli altri gestori di contenitori simili possano invocare la loro innocenza a priori sulla base del principio "ultra posse nemo tenetur" perché migliaia e migliaia di filmati caricati ogni giorno non possono essere verificati ad uno ad uno.

Voglio dire che, senza limitarmi all'aspetto puramente legale (che lascio ad altri più competenti e capaci), il principio dell'ultra posse nemo tenetur regge poco quando è stato il soggetto a mettersi nella condizione di non aver la possibilità umana di adeguarsi a una norma. Spero di riuscire a spiegarmi bene, perchè il passaggio è delicato: Google (e YouTube e gli altri) sapevano benissimo che in tutti i Paesi occidentali esistevano da tempo norme a protezione della privacy e della reputazione delle persone, oltre che dei diritti d'autore: aprire un servizio come Google Video (è soltanto uno dei possibili esempi) con la consapevolezza che attrarrà molte persone, significa sapere che potrebbe diventare impossibile controllare, anche a posteriori, se vi siano contenuti che violano le norme sul diritto d'autore piuttosto che quelle sulla privacy. E quell'impossibilità è un'evenienza che ragionevolmente può essere calcolata fin dall'inizio, che non subentra per motivi inattesi e inaspettabili dopo che il servizio è stato avviato. Per questo - almeno da un punto di vista non strettamente giuridico, lo ripeto - mi è difficile giustificare Google Video sulla base dell'ultra posse nemo tenetur.

Mi rendo conto di poter essere accusato di essere particolarmente rigido e di non tener conto della maggior libertà di comunicazione che certi strumenti utilizzabili via internet offrono a cittadini che prima dell'avvento della comunicazione online non avrebbero mai avuto la possibilità di scrivere su un giornale o di parlare in televisione. Per questo, prima di chiudere, vorrei fare un'ultima specificazione: io spero che internet si diffonda sempre di più e dia la possibilità di esprimersi a tutti coloro che sentono la necessità di farlo, quello che respingo è la totale anarchia di internet (l'aggettivo "totale" non è messo a caso) e la maggior indulgenza che molti utenti accordano a compagnie commerciali online con fini di lucro (Google è soltanto una delle tante) rispetto ad altre che non operano in rete. Su internet possiamo avere una grande libertà, è vero ed è bellissimo, cerchiamo soltanto di non approfittarne.

È questa una delle più grandi sfide di quest'epoca, lo dico ai due o tre che hanno avuto il fiato per seguirmi fino a qui.

Piccola "bibliografia" recente: dal canale "Tecnologie & Scienze" di Repubblica.it ecco un articolo sulla nascita di QuickCapture, che permetterà di caricare direttamente su YouTube filmati ripresi con una webcam, l'intervento di Stefano Rodotà sulla "carta dei diritti" di internet e l'intervista di Vittorio Zambardino a Francesco Pizzetti, attuale presidente del Garante per la protezione dei dati personali, comunemente chiamato Garante per la Privacy.

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9 commenti
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31 Gen 2007
alle 19:14

Tristan

credoke le vostre idee siano tutte valide, sono d'accordo sul fatto ke è assolutamente inconcepibile ke si permetta la pubblicazione d filmati ke violano non solo la privacy, ma anke e soprattutto la dignita di un essere umano!
ma credo anke ke per come si è evoluta la cosa sia del tutto impossibile applicare un qualke tipo di censura, con questo non giustifico google e gli altri, dato ke era assolutamente prevedibile ed evitabile un risvolto del genere...forse non sono la persona più adatta a giudicare, dati i miei 17 anni, ma credo ke per riportare indietro dallo stadio di agonia ke sta attraversando il sistema telematico x quanto riguarda il livello di immondizia accumulato al suo interno dovrebbe cambiare completamente il pensiero e il modo di rapportarsi col mondo esterno degli utenti...visione alquanto utopistica...e in uno stato mentale realista posso sentirmi sicura di affermare ke perké avvenga ciò ci vorrebbe un miracolo!!!

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14 Dic 2006
alle 11:07

josef`K.

Se per regole s'intendono l'equiparazione fra carta stampata e internet, come ho già detto, non sono d'accordo. Se, al contrario, si vuole limitare l'accesso a talune categorie di soggetti - con filtri et similia - (minori ecc...) credo che sia quantomeno difficile dal punto di vista materiale dell'azione.

Come si fa a risalire all'età se non attraverso l'intestatario del contratto telefonico?! Molti sarebbero i casi di non corrispondenza fra il responsabile in astratto e quello in concreto. Torniamo sempre al discorso della responsabilità oggettiva che, sempre secondo me, non è confacente al mezzo internet.

7
13 Dic 2006
alle 21:08

Fabio Metitieri

Sulle metafe che usi son perplesso... La storia della scienza insegna che una scoperta non e' mai fatta per il solo gusto di farla - soprattutto in tempi moderni - ma per le sue possibili applicazioni, e che la decisione di costruire e usare una bomba atomica e' stata politica, non di uno scienzato.

Sul paragone con lo spam... dimentichi gli aspetti tecnologici del mezzo. Son tutte technicalities, anche per te, come per Fioroni o per Mantellini? Chissenefrega, io individuo il problema e decido cosa si deve fare, e al resto ci penseranno i tecnici? Eh, non funziona cosi', cari snob anti-tecnologici.

Per lo spam l'analisi da fare e' testuale, ed e' "relativamente" facile (peraltro il filtro perfetto non esiste), mentre per i video l'analisi automatica e'ancora molto indietro, oltre che terribilmente avida di potenza di calcolo. Meglio quindi fare come Tiscali e usare le segnalazioni degli utenti.

E anche cosi', lavorando su segnalazioni ex post, resto scettico sul fatto che un provider debba essere promosso a pubblico ministero e possa decidere cosa cancellare e cosa no (in attesa di una sentenza, peraltro). Alcune scelte sarebbero ovvie e banali, altre per nulla. Semmai mi preoccuperei di questo.

Ciao, Fabio.

6
13 Dic 2006
alle 19:28

Carlo Felice Dalla Pasqua

Sul secondo punto, ossia sulla potenza di internet (non ancora del tutto espressa) siamo d'accordo. Io insisto che questa potenza deve portare a una maggior responsabilità di tutti (a partire dalle grandi compagnie come Google, Microsoft, Yahoo! ecc.) e a leggi che, senza imporre censure, stabiliscano comunque i limiti da non oltrepassare. Se la nostra vita sociale è regolata da un contratto sociale, perché dovrebbe esistere un settore forte e importante in cui quel contratto è diverso?

5
13 Dic 2006
alle 11:28

Enzo

Due reply per Carlo:
1) Non trovo affatto calzante il paragone fra i paragoni Telco/Google e Scienziati/Tecnici-Atomici: anche le telco hanno semplicemente esteso l'invenzione del telefono su scala industriale. Se vuoi tenere il confronto, bisogna mettere Scienziati e Meucci-Bell da una parte, e dall'altra - assieme! - Google, Tecnici-Atomici e Telco... non trovi?
2) Secondo me Internet è molto più potente della carta stampata e della televisione proprio perchè viene costruita dal basso, con un modello di comunicazione molti-a-molti, e proprio perchè, dunque, non possiede un "controllo editoriale" tipico degli strumenti uno-a-molti...

4
13 Dic 2006
alle 10:14

Carlo Felice Dalla Pasqua

Non spero di convincerti, Fabio, ma due parole di spiegazione te le devo: fra chi ha sviluppato le reti telefoniche e compagnie come Google esiste la stessa differenza che c'è fra chi ha studiato il comportamento degli atomi e chi poi ha utilizzato ed elaborato quegli studi a fini pratici, pacifici o bellici che fossero.
E poi pensavo di essere riuscito a trasmettere quanto meno un pensiero semplice semplice: la differenza fra internet in sè e gli utilizzi patologici di internet attraverso servizi che normalmente sono positivi (come Google Video).
Cercherò di spiegarmi con un altro esempio: nessuno avrà mai la malsana idea di bloccare la posta elettronica perché esiste lo spam, ma credo che sarebbe il benvenuto chi riuscisse a trovare filtri sempre più efficaci. Nessun Isp considererebbe un filtro antispam efficace come una forma di censura della posta elettronica. Perché invece questa forma di "al lupo al lupo, vogliono limitare la nostra libertà!" con chi si permette di suggerire sottovoce un maggior controllo del contenuto dei video una volta pubblicati?

Enzo, ho lasciato volutamente vuota la casella della soluzione concreta perché era mia intenzione individuare e circoscrivere il problema, ma non ho idea di quale possa essere il rimedio tecnicamente migliore, non ho conoscenze sufficienti. Si parva licet componere magnis, ho studiato la malattia e lascio a chi ne sa più di me lo sviluppo della medicina più efficace con la quale combatterla.

Aggiungerò una considerazione che avrei dovuto fare nel testo: internet è molto più potente della carta stampata da sola o della televisione da sola, per questo chi offre servizi e/o prodotti su internet deve essere ancor più consapevole di un editore sia del grande spazio di libertà che offre (ed è l'effetto quasi magico dello sviluppo di internet) sia dei rischi che comporta l'abuso di quello spazio di libertà.

3
13 Dic 2006
alle 10:01

Abele Quaregna

Concordo con Fabio Metitieri e la via di uscita secondo me e' quella dell'identificabilita', e soprattutto della responsabilita' dell'autore, non del "veicolante" (ma come la mettiamo con i paesi dove vige davvero una censura ed essere identificabili significa mettersi nei guai? non si imbavaglierebbero troppe voci che sarebbe invece utile sentire?). Certo l'esempio del telefono non e' del tutto calzante, in quanto e' un medium "uno a uno" o al massimo "uno a pochi". E finora per i media "uno a molti" abbiamo avuto esperienza di un controllo "editoriale" sul contenuto, operato da chi fornisce il mezzo di diffusione. Forse questa impostazione e' figlia della limitatezza dello spazio/tempo disponibile su tali media. Con internet spazio e tempo letteralmente sono esplosi e tale impostazione meriterebbe un ripensamento.

2
13 Dic 2006
alle 09:15

Fabio Metitieri

Oh. Come dire: chi ha sviluppato le reti telefoniche non avrebbe dovuto mettere il telefono a disposizione di tutti, dato che sapeva bene che non sarebbe stato in grado di controllare ogni singola telefonata ed evitarne un uso (anche) illecito. Bella pensata, Reporter, bravo.

Scusa, ma io trovo piu' sensato (e attuabile, anzi, attuato) quanto spiegato ne l'intervento di Tiscali uscito ieri su La Stampa Web. Tutto il resto che sto leggendo in merito in questi giorni mi pare un unico delirio. Mi rammarica vederti unire al coro.

Ciao, Fabio.

1
13 Dic 2006
alle 09:10

Enzo

Ok, tutto fila liscio senza una piega.
Ma alla fine cosa proponi? Far assumere a google (e YouTube, e gli altri...) un esercito di "osservatori preventivi" che controllano ogni video che viene caricato? Chiudere questi servizi perchè l'opzione or ora proposta è materialmente irrealizzabile?
Secondo me la possibilità (già esistente, mi pare, come è successo col caso da cui è scaturito il dibattito) di poter rintracciare il responsabile dell'upload e di poterlo sottoporre alle consuete norme vigenti, mi pare più che sufficiente. La libertà di espressione che si guadagna con servizi à la web 2.0 è di gran lunga superiore al non-drawback di poter perseguire i reali responsabili di eventuali reati e non il mezzo col quale li perpetuano...
Non credi?

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