Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Comunicare l'Africa dall'Africa. Attraverso un network di reporter locali, appassionati e per ora volontari. Nasce così Africanews.it , un interessante progetto editoriale che da circa un anno porta avanti Piervincenzo Canale.
Ho avuto il privilegio di intervistarlo e qui pubblicherò la nostra chiacchierata. Per comodità l'ho divisa in due post. In questa prima parte parliamo del tribolato rapporto tra media europei e Africa, anche alla luce della pubblicazione della ricerca di Medici senza frontiere , di cui ho precedentemente scritto. Nel secondo post parleremo di giornalismo africano, un tema del tutto sconosciuto alla maggior parte di noi.
Da addetto ai lavori, qual è il suo punto di vista sulla gestione delle news dall'Africa da parte dei media italiani ed europei?
Va fatta una distinzione. Ci sono delle organizzazioni europee che gestiscono assieme ai media africani locali una copertura sistematica del continente. Attraverso l'utilizzo di cellulari di ultima generazione c'è la possibilità di una comunicazione estemporanea tra i giornalisti africani e media di Francia, Germania, Olanda e Spagna, per citare qualche esempio. Questo in Italia non accade, e gli approfondimenti sul continente africano sono gestiti solo da missioni e Ong, che fanno un lavoro valido ma pur sempre dal loro punto di vista.
Africa e notiziabilità. E' davvero impossibile far entrare nella scaletta di giornali e tg le news provenienti dal continente?
Nell'ultimo anno in realtà l'Africa è tornata di moda. Ma ogni news proveniente da lì viene trattata in maniera superficiale e stereotipata e con l'ausilio delle sole agenzie di stampa. Il punto di vista degli africani è totalmente assente. E l'Africa torna ad essere notiziabile solo sfruttando i numeri delle crisi e delle calamità, ma senza scavare in profondità. In Italia abbiamo avuto lo stesso problema con il Mezzogiorno. Fino agli anni '90 le notizie provenienti dal sud erano affrontate da giornalisti provenienti dalle zone di ampia densità editoriale del centro-nord, lontani dal capire in maniera capillare ciò che accadeva. In Africa è lo stesso e i nostri collaboratori stanno vivendo questa esperienza come una missione: dimostrare cosa è davvero l'Africa, aldilà dell'immagine comune del bambino col ventre gonfio o dell'uomo senza gambe.
Il report di Msf parla chiaro: Carla Bruni e le soft news hanno in tv più appeal di crisi umanitarie e guerre civili. Il nostro tg è diventato un varietà?
Riflette la crisi concettuale del nostro Occidente. E' lo specchio del potere. Non si parla dell'Africa così come ci si impegna solo a parole nei confronti degli immigrati. Per fare un esempio, un africano alle prese con le pratiche per il permesso di soggiorno non viene trattato come uno statunitense nella stessa situazione. Se loro non hanno pieni diritti, nella vita come nei media, è una mancanza dell'Occidente. Un altro esempio può essere l'accordo tra Berlusconi e Gheddafi. Ci vantiamo di essere democratici, di sovvenzionare gli stati affinché si impegnino a mantenere standard democratici e poi firmiamo dei contratti con un dittatore.
Nel giornalismo italiano esistono dei casi in controtendenza?
Alberizzi del Corriere della Sera è un ottimo esempio di giornalismo che dà voce alla popolazione locale, in questo caso nell'Africa Sub-Sahariana. Un buon lavoro lo fanno anche inAfrica.it e l'agenzia plurilingue Misna (Missionary International Service News Agency).
Rispondo al commento di Luigi del 16 marzo.
La mia analisi sui media italiani e l'Africa si riferiva solo a quelli online e non agli altri media dove mi risulta che viene fatto un altro lavoro.
Mwinda.it non si occupa di notizie ma di geopolitica essendo un osservatorio sulle varie realtà africane, com'è scritto sulla pagina 'chi siamo' http://mwinda.it/chisiamo.php
Il portale della Cooperazione all sviluppo poi si occupa ovviamente di notizie riferite al lavoro dei cooperanti e di quanti lavorano nel settore.
Nell'intervista volevo sottolineare che lo scopo di Africanews.it è di raccogliere e tradurre in italiano il lavoro di giornalisti e citizen journalist, cittadini africani impegnati nella vita del loro paese.
Veramente mi sembra che questo signore non conosca bene il panorama mediatico italiano. Fatto salvo che la stampa italiana non si occupa di Esteri in maniera degna (figuriamoci quindi di Africa) in Italia ci sono prodotti di nicchia anche di buon livello che si occupano del continente. Oltre poi a testate nazionali (Avvenire, Famiglia Cristiana, Manifesto ed Espresso) che hanno corrispondenze regolari dal continente. On line poi ci sono realtà come Mwinda.it e il portale della Cooperazione allo sviluppo oltre all'agenzia MISNA, già citata. A questo riguardo però meglio evidenziare che la MISNA è un'agenzia di stamp, e non una ong come viene definita, composta da capaci giornalisti professionisti ed è l'unico media italiano inserito nel notiziario (reliefweb.int) sull'Africa di Ocha delle Nazioni Unite. Oltre ad essere ritenuta a livello planetario una delle migliori e più affidabili fonti sulla realtà africana. Comunque benvenuto a un nuovo sito che vuole parlare di Africa. Speriamo almeno lo faccia con conoscenza di causa
Bene! Condivido il commento di Luca. Spero proprio che si comincino a sentire cose diverse dalle solite che invadono tutti i massmedia. Credo questo sia un blog da condividere con i miei numerosissimi contatti sparsi per il mondo. Peccato che è solo in italiano. Si prevede una versione internazionale? Buon lavoro.
Finalmente qualche giornalista che parla di cose serie! è letteralmente "scabroso" che le notizie soft facciano più audience rispetto a temi che riguardano la società e l'attualità. Il giornalismo africano... è la prima volta che ne sento parlare... non pensavo neppure che esistesse! Il che mi dà da riflettere parecchio... è un bene se, di tanto in tanto, qualche informazione utile e un po' di cultura circolino on-line. Meno male che esistono tutt'oggi giornalisti che non abbiano perso la passione e l'interesse di comunicare davvero e di cercare tanti "microcosmi" offuscati da ciò che i media italiani vogliono far passare come "verità univoca non contestabile".
Continuate così.
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alle 18:56
Joshua Evangelista
Ho modificato la parte dell'intervista dove riportavo erroneamente (mea culpa, mea maxima culpa) le considerazioni del direttore Canale sull'agenzia Misna, che non è una ong ma un'agenzia missionaria.