Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Il delitto perfetto. Jean Baudrillard (ed. Raffaelo Cortina, 170 pgg, 16 euro)
La televisione ha ucciso la realtà? Parte da questo interrogativo lo studio dell'indimenticabile - e sottovalutato - filosofo francese Jean Baudrillard.
Costruito come un avvincente thriller, in cui a perdere la vita è la realtà, il "delitto perfetto" è la distruzione della connessione tra reale e l'illusione (l'apparenza). Nel momento in cui il tubo catodico riesce a costituire una realtà virtuale e integrale, viene distrutta l'ambiguità che ci permetteva di capire la differenza tra ciò che è vero ed il suo simulacro. Reality show & co. hanno distrutto la differenza tra essere ed apparire, crocevia di tutto il pensiero filosofico occidentale.
Con quasi dieci anni d'anticipo rispetto allo sviluppo di Second Life e con una sconvolgente lucidità, Baudrillard ci lancia un monito a rivedere il nostro rapporto con il virtuale che ormai ha inglobato tutte le sfere della nostra vita.
Del resto questo "delitto" è perfetto proprio perché il virtuale è così simile al reale da cancellare le sue tracce:
«Se non vi fossero le apparenze, il mondo sarebbe un delitto perfetto, ovvero senza delinquente, senza vittima e senza movente. Un delitto la cui verità si sarebbe ritirata per sempre e il cui segreto non sarebbe mai scoperto, per mancanza di tracce».
Non ci resta che investigare su un crimine apparentemente "perfetto" (leggi l'intervista a Baudrillard).
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