Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Il quotidiano brasiliano Estado de S.Paulo ha riportato la notizia dell'"avvertimento" lanciato dalla Fifa alla Federcalcio brasiliana: "moderazione" nelle preghiere collettive a fine gara, potrebbero essere un precedente per atteggiamenti di estremismo religioso durante le partite di palloni. Pare che dietro le proteste si nascondano le vibranti preoccupazioni della laica Danimarca, che ha chiesto punizioni esemplari per i brasiliani. Per ora si tratta solo di un monito, visto che le regole Fifa proibiscono espressamente manifestazioni religiose solo durante il corso della partita.
Cosa ha a che fare questo con il mondo del giornalismo? Probabilmente niente, a parte alcuni comuni intenti tra credenti ed informatori: cercare verità (con le dovute distinzioni) e comunicarle al mondo circostante. In un Occidente che si morde la coda, l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo non va più di moda:
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
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