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Boffo, Feltri, la Cei e Repubblica: una, nessuna, centomila verità

Joshua Evangelista avatar Lunedì 31 Agosto 2009, 14:53 in Cronaca giudiziaria, Current Affairs, Deontologia, Dibattiti, Libertà di espressione, Mass-media oggi di Joshua Evangelista

 Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, ne dirmele; e io, nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci; non ci siamo intesi affatto. A scrivere questo bellissimo passaggio è stato Luigi Pirandello nel suo Uno, nessuno, centomila del 1926.

Ad 83 anni di distanza, precisamente il 30 agosto del 2009, una caldissima domenica di fine estate, i quotidiani italiani per una strana coincidenza hanno deciso di pubblicare un'unico titolo d'apertura:

Corriere della Sera: Bagnasco: attacco disgustoso

La Stampa: Bagnasco: attacco disgustoso

Il Messaggero: Bagnasco: attacco disgustoso

Il Secolo XIX: Bagnasco: attacco disgustoso

Il Mattino: Bagnasco: «Attacco disgusto»

Grande innovazione, invece, per il partito-Repubblica: I vescovi: attacco disgustoso.

Come tutti sanno Vittorio Feltri ha pubblicato l'atto del tribunale di Terni in cui si legge che "Dino Boffo è stato condannato con sentenza definitiva con patteggiamento ad una ammenda per molestie alle persone". Una pena pecuniaria di 516 euro pagata dal direttore dell'Avvenire il 7 settembre 2004.

La Cei, come avrete letto fino alla nausea, ha definito "disgustoso" l'attacco di Feltri. Un'accusa schierata, una vendetta intenzionata a svergognare il bacchettone che aveva contribuito a rendere il premier un orco agli occhi dell'opinione pubblica. Ma pur sempre una notizia condita da documenti. 

Un'Italia ipocrita, la nostra, in cui la libertà di stampa la può difendere solo chi la pensa come noi o chi è antiberlusconiano. Tristemente, nobili firme come Eugenio Scalfari e Giuseppe D'Avanzo sono obbligate a difendere l'indifendibile senza preoccuparsi in alcun modo della coerenza.  Dove è finita la verve accusatoria riversata al Noemi-gate? 

Non sapremo mai se l'inchiesta del Giornale sia stata frutto dell'incontro - raccontato da Scalfari - tra Berlusconi e Feltri a Palazzo Chigi e smentito da quest'ultimo. Resta il fatto che le accuse sono fondate e nel loro difendere strenuamente il "diritto di accusare solo chi fa comodo", cattocomunisti e radical chic ne escono pesantemente danneggiati. Dal canto suo Boffo si difende dicendo che "le carte sono una patacca" ma non smentisce il capo d'accusa

Il Giornale ne ha avute anche per Ezio Mauro, direttore di Repubblica e promoter "ad aeternitatem" delle Dieci domande al premier (che ha querelato). Mauro avrebbe versato in nero (e quindi illegalmente) 850 milioni delle vecchie lire per un attico ai Parioli di Roma. In questi giorni convulsi Mauro, strenuo sostenitore dalle pagine del suo giornale della legalità, non ha risposto all'accusa. 

La vera vittima di questa confusione è il lettore onesto, che semplicemente chiede che con coerenza ed onestà intellettuale vengano riportate quotidianamente le notizie. 

Come ha detto Mario Adinolfi del Pd in un'intervista, "è inaccettabile che in Italia la verità diventi sempre pirandelliana, per cui c'è n'è una, nessuna, centomila. Non è cos', è in questo caso è molto chiara". Ma come al solito, il richiamo alla sobrietà, alla coerenza ed alla giustizia vale sempre e solo per chi appartiene ad uno schieramento opposto al nostro. Lucidamente Adinolfi ammette che "c'è un problema intellettuale a sinistra, quest'ipocrisia va superata".

Un'ultima considerazione: qualcuno ha visto omofobia nella critica del Giornale. Secondo Vittorio Zambardino l'intento è quello di demonizzare l'omosessualità. Forse non si comprende la più semplice delle (dis)equazioni: io (molestatore e con passati omosessuali - e sulla seconda caratteristica non esiste alcun problema) e io (direttore del quotidiano della Cei, dichiaratamente contro l'omosessualità) forse non sono la persona più adatta a criticare Lui (presidente libertino, che umilia il ruolo della donna e che miscela da esperto barman questioni private e candidature pubbliche).

Ma si sa, l'Italia è il paese del "due pesi e due misure".  La coerenza la si usa solo quando fa comodo.

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3 commenti
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04 Set 2009
alle 14:52

maica

La verità la sappiamo tutti. molti preti sono omosessuali,ma io che sono laica non mi scandalizzo. A quanto pare è il premier che è intoccabile.E lo sappiamo tutti chi è il premier, uno che dovrebbe stare in carcere a scontare i reati che ha commesso e che continua  a commettere insieme alla sua banda. E allora? Pensiamo a quell' omosessuale di Boffo...a quel burattino di feltri e a tutta l'ipocrisia della chiesa...una mela marcia  a capo di tutte autorizza tutte a confondere le buone con le cattive.questa è l'italia in cui dovrei far crescere i miei figli. e appunto non lo faccio.Mi vergogno.

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31 Ago 2009
alle 17:37

dario cacurri

I radicali ci provarono nel 1977, raccogliendo le firme necessarie per un referendum abrogativo. il 2 febbraio 1978, però, la Corte Costituzionale con sentenza n. 16 lo dichiarò inammissibile, in quanto «trattato» con uno stato estero.

Restano quindi due strade: una impercorribile, l’altra quasi…

  • con il consenso della Chiesa, attraverso un accordo fra le parti: che la Chiesa rinunci ai suoi privilegî è però a nostro avviso impossibile.
  • attraverso l’abolizione dell’art. 7 della Costituzione: in tal caso la Chiesa verrebbe equiparata alle altre religioni, ed i suoi rapporti con lo Stato regolati attraverso un’intesa. Purtroppo a tale scopo è necessaria una modifica costituzionale, disciplinata dall’art. 138 della Costituzione stessa, che recita:
  • «Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti».

Nessun referendum è quindi possibile su questo argomento. Spetta ai nostri parlamentari prendere l’iniziativa.

BELLA PORCATA e BEN CONGEGNATA. ci siamo tagliate le palle da soli . avremo i preti a capo del nostro stato fino alla fine dei tempi.

 

 

1
31 Ago 2009
alle 17:32

ciro

e che ti vuoi commentare!!

ci ha pensato il direttore dell'osservatore romano a commentare. tirate fuori i nomi dei quei preti porci che violentano od abusano. quelli , caro direttore dell'avvenire chi sono? tutti maria maddalena?

Partiamo con la raccolta delle firme per abrogare l'accordo tra il vaticano e lo stato italiano. 

 

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