Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Ricorderemo l'agosto del 2009 come il mese che ci ha dato l'opportunità di fermarci a riflettere sull'immenso patrimonio culturale che il novecento italiano ci ha lasciato in eredità. Dopo Tullio Kezich salutiamo un'altra colonna portante della cultura italiana, Fernanda Pivano, che ci ha lasciato ieri all'età di 92 anni.
Fernanda Pivano è stata testimone nonché coartefice dell'esplicitazione di sogni, illusioni e delusioni di quegli intellettuali "dissidenti" che per tutto il secolo scorso hanno espresso la loro insofferenza per un sistema di valori inadeguato al bisogno di egualitarismo sociale, pace e coerenza - o semplicemente alla necessità di essere ascoltati da una società inglobante - che sarebbe sfociato, ahimè senza produrre i risultati sperati, nelle contestazioni del '68.
La sua fame per l'arte e per la divulgazione della stessa la portarono all'arresto nel '43, durante l'occupazione nazista di Torino, a seguito della traduzione di Addio alle armi di Ernest Hemingway.
E' stata nostra insostituibile "compagna di letture": grazie al suo acume e alla sua sensibilità abbiamo apprezzato Mastes, Kerouac, Hemingway, Bookowski, Easton Ellis, Dorothy Parker, solo per citarne alcuni.
Probabilmente senza di lei non sarebbe esistito l'album del 1971 Non al denaro, non all'amore né al cielo, uno dei più belli di De Andrè, in cui il cantautore genovese reinterpreta alcune delle più significative poesie contenute nell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.
La vogliamo ricordare con questa deliziosa intervista a Jack Kerouac.
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