Dal citizen-journalist al journalist-citizen

A Parigi si sta decidendo chi sarà il nuovo direttore dell'Unesco, dopo che per dieci anni il ruolo è stato ricoperto dal giapponese Koichiro Matsuura. La sessione di voto è iniziata il 7 e terminerà il 23.
Ciò che colpisce è che tra i candidati alla guida dell'Unesco, da anni promotrice delle libertà di espressione e di stampa come diritti universali, è presente (con buone possibilità di successo finale) Farouk Hosni.
Hosni, dal 1987 ministro della Cultura in Egitto all'interno dell'infinito governo di Mubarak e figura chiave nella deriva dittatoriale in cui naviga la stampa dello Stato africano, oltre che arcinoto censore delle opere di scrittori del calibro di Kundera e Nabokov.
Alcuni dettagli possono rendere meglio l'idea la situazione della libertà di stampa in Egitto (fonte Reporters sans frontieres):
- per fondare un giornale è necessaria l'approvazione del Concilio sulla stampa (al cui capo c'è il presidente), del Consiglio dei ministri e dei servizi segreti:
- il governo è proprietario del 99% dei distributori al dettaglio di giornali e detiene il monopolio sulla stampa dei quotidiani;
- in 32 leggi sono previste penali per i delitti a mezzo stampa;
- in parlamento si sta studiando lo sviluppo di una legge che punirebbe con la galera l'"uso improprio di internet" e "pubblicare contenuti multimediali senza l'autorizzazione del governo";
- una nuova legge condannerà al carcere (da un mese fino a tre anni) i giornalisti televisivi che "attacchino la pace sociale, unità nazionale, l'ordine pubblico e i valori della società".
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