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Passione e giornalismo: intervista a Massimo Alberizzi, corrispondente a Nairobi del Corriere della Sera

Joshua Evangelista avatar Lunedì 26 Ottobre 2009, 14:26 in Interviste, Mass-media oggi, Protagonisti di Joshua Evangelista

Universalmente riconosciuto come uno tra i maggiorni esperti - a livello mondiale - di Africa, Massimo Alberizzi è dalla fine degli anni '70 punto di riferimento per tutti i lettori del Corriere della Sera interessati al Continente Nero. Una vita avventurosa la sua, sempre guidata dalla passione di raccontare i fatti e nonostante i rischi che comporta fare questo mestiere. Come è accaduto nel dicembre 2006, quando è stato vittima di un rapimento da parte delle Corti somale.

Reporters lo ha contattato alcune settimane fa mentre era a bordo della Nave Libeccio della marina militare italiana in monitoraggio anti-pirateria sul Golfo di Aden.

Dottor Alberizzi, partiamo con una domanda inevitabile e dalla risposta prevedibile. Crede che l'Africa sia coperta dai media italiani?

Assolutamente NO. Ci sono poche pubblicazioni, misere e principalmente legate ai missionari o alle forze armate in missione di pace. In Congo e Ruanda la gente continua a morire e non se ne parla; la Somalia è stata citata perché ci sono state le truppe inglesi, americane e francesi. Per di più sono totalmente assenti le notizie di cronaca slegate dalla politica. E paradossalmente gli interessi italiani in Africa sono tantissimi e di vario genere, basta prendere ad esempio gli affari in Africa di Eni, Ansaldo e Finmeccanica. Eppure in Italia prevale il gossip boccaccesco, l'informazione estera è superficiale e non permette al pubblico di farsi un'idea. E poi diciamolo, è uno specchio dell'attitudine dei politici italiani (di destra, sinistra e centro), che tendenzialmente sono davvero ignoranti sulla situazione internazionale.

All'interno Corriere della Sera le cose cambiano?

Dipende da quanto sei disposto a sgomitare per farti pubblicare un pezzo. Diciamo che la situazione è più facile per il corrispondente da Washington.

E se fosse il pubblico a non essere interessato all'Africa?

Non credo. Metto volutamente il mio indirizzo e-mail sotto ogni articolo che pubblico per creare interazione con chi mi legge e ricevo molte lettere da persone davvero interessate all'Africa. Il problema è che questo tipo di informazione viene valutata "marginale" dal marketing editoriale.

Come è cambiato il ruolo del corrispondente? Ha ancora un senso?

Se io corrispondente decido di rimanere nel mio ufficio di Nairobi, allora il lavoro me lo posso benissimo gestire da Milano. Assume un suo significato se cerco di spostarmi e ottenere informazioni che non potrei avere dal monitor di un computer.

Come si inserisce in questo discorso il Citizen Journalism, il giornalismo partecipativo?

Funziona bene con video e fotografie che immortalano eventi inaspettati come omicidi, colpi di stato. Diventa distorto quando chiedi di essere informato da questo o da quel capotribù. Io personalmente ho varie fonti, alcune attendibili altre meno, e valuto la veridicità dell'informazione dalla conoscenza che ho della persona. Ma non basta. Se c'è un golpe nelle Seychelles e un mio amico è il golpista, di certo non è lui la fonte più attendibile. Molti capi di stato e primi ministri africani sono miei cari amici, ma cerco di dare la priorità alle notizie fornitemi dalle opposizioni, che per motivi politici non nascondono fatti scomodi al potere.

Qual è il ruolo del giornalismo missionario nell'informazione africana?

Il giornalismo missionario è quasi sempre orientato politicamente. Anche se ammetto che a volte i missionari sono gli unici a raggiungere certe situazioni. Poi non consideriamo il mondo cattolico come unito: tra i vari ordini ci sono lotte e scopi molto differenti tra loro.

Come si crea lo stereotipo?

Ampliando le informazioni che di per se non legge nessuno.

Reporters su Facebook

 

 

 

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2 commenti
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13 Nov 2009
alle 09:37

Joshua Evangelista

Il suo indirizzo e-mail (che trovi anche a conclusione di ogni suo articolo sul Corriere) è: malberizzi@corriere.it

1
12 Nov 2009
alle 18:13

Pietro Della Sala

mi scuso in anticipo per l'uso non consono di questo mezzo,ma vorrei mettermi in contatto con M.Alberizzi per un'iniziativa studentesca.

se è possibile, potrei avere un contatto?

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