Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Sono stanco di dover affollare il blog di post su Augusto Minzolini, ma qualche minuto fa per l'ennesima volta è stato fatto un uso sballato (ma la tentazione è usare il termine cult "criminoso") del servizio pubblico. Ennesimo editoriale, ennesima presa di posizione a favore della politica del governo da parte del direttore del Tg1, questa volta contro il giudice Ingroia e in auspicio del ritorno dell'immunità parlamentare. A pensar male si paragonerebbe il principale telegiornale italiano ad un qualsiasi noticiero dell'America Latina negli anni '70. Ma vogliamo pensar bene e ci limitiamo quindi a ribadire il fatto che è davvero sgradevole che un telegiornale rivolto alla totalità degli italiani diventi una sorta di blog del direttore. Il telegiornale è lungo mediamente trentadue minuti, di cui già troppi dedicati alla tribuna politica e troppo pochi alla cronaca; ci mancava solo la doxa di Minzolini. Per rinfrescarvi la memoria ecco le precedenti puntate della corsa al "secondo me" del nostro caro direttore:
- Minzolini e lo scandalo escort
- Minzolini e la manifestazione sulla libertà di stampa
- Minzolini e la commissione di vigilanza Rai
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alle 13:13
IRONIA IRONIA IRONIA
Concordo pienamente, non è tollerabile che Minzolini dica attraverso un editoriale la propria linea di pensiero, si omologasse a quello che la stampa (in senso lato) del regime di opposizione propina, altrimenti stia zitto. Dovremmo mettere il bavaglio al direttore del tg1. In Italia c'è un forte bisogno di censurare, giustamente, chi non condivide le opinioni dell'opposizione. Ecco a cosa e servita la manifestazione pro libertà di stampa. Ecco cosa significa la parola coerenza.