Rai, quanto mi costi? Alcuni numeri del servizio pubblico
Pubblicato da Joshua Evangelista alle 10:07 in Dibattiti, Mass-media oggi, Television
Aveva colpito la proposta di rinnovo (poi bocciata dal cda Rai) del contratto di Bruno Vespa: 1,6 milioni di euro per un anno di Porta a Porta. Quest'ultimo, risentito, aveva subito lanciato la patata bollente verso i colleghi "sinistrorsi" (se questo termine ha ancora un senso).
Perché fare i conti in tasca solo a me?, protestava Vespa, date un'occhiata alle buste paga di Fazio, Bignardi, Santoro, Annunziata & co . Poi in un'intervista al Corriere della Sera si giustificava dicendo che una parte del mio stipendio l'avrebbe destinata a sussidi per giovani colleghi.
La bagarre continuò a suon di botta e risposta sulle pagine del Corriere con l'Annunziata. Ciò che resta, ad oggi, è un'assoluta necessità di trasparenza. Massimo Mucchetti in un bell'articolo scrive che gli stessi denunciatari degli stipendi da pascià dei volti noti della Rai alla fine cadono nel populismo invece di affrontare razionalmente l'argomento.
Libero e Giornale bollano Gabanelli, Santoro e Fazio come ricconi pagati per attaccare il presidente scelto dagli italiani. Dall'altra parte, il Fatto quotidiano si indigna per lo stipendio del presidente delle Ferrovie quando è solo una frazione di quello di Fazio e, lasciatecelo dire, gestire le Ferrovie dello Stato è ben più faticoso rispetto alla conduzione di una trasmissione televisiva.
I numeri, qualora ci arrivassero, andrebbero confrontati con gli effettivi risultati (quantitativi e qualitativi) dei programmi. Per intenderci, con quali criteri il consiglio d'amministrazione deciderà se Paolo Ruffini rimarrà o meno alla direzione di Raitre?
Noi decidiamo, come al solito, di credere nella buona fede del prossimo. Ipotizziamo quindi che non sia una scelta meramente politica. Analizziamo allora i dati, parziali, pubblicati da Mucchetti:
Alcune carte di lavoro dicono che nel 2008 il costo di produzione del canale Uno, compresa l'attribuzione proporzionale delle spese di staff, dei servizi e di Rai Way, abbia superato il miliardo: 1021 milioni per la precisione, 120 in più rispetto all'esercizio precedente, un incremento dovuto per 116 milioni alla copertura delle Olimpiadi e degli europei di calcio. Il canale Due, invece, costa 606,2 milioni, qualche decina in più rispetto al 2007 e tutti dovuti ai grandi eventi sportivi che ogni due anni sostengono gli ascolti ma, causa l'onere dei diritti, massacrano il conto economico. Il canale Tre costa 819,3 milioni, 13,3 in più rispetto all' anno prima. Non è gravato dagli eventi sportivi, ma porta sempre il fardello della programmazione regionale, cuore oneroso del servizio pubblico: 348,3 milioni nel 2008. Senza un tal peso, Rai 3 sarebbe la rete nettamene meno costosa. E la sua audience, pur in leggero calo, è di poco inferiore a quella della ben più costosa Rai 2: il 10 contro l'11%.
Spingiamoci oltre, vediamo il rapporto costo del programma/singolo spettatore:
per raggiungere uno spettatore di Ballarò , Rai 3 sopporta un costo di 15 centesimi e per quello di Report un costo di 45. Per lo spettatore di Annozero , Rai 2 ha un costo di 21 centesimi. Nella settimana fra il 26 ottobre e il primo novembre 2009, durante la quale sono state fatte queste rilevazioni il costo contatto medio della prima serata è stato di 84 centesimi per Ra1 3 e di 98 per Rai 2. A titolo di paragone in Rai 1 è stato di 2,18 euro. In base all'audience, che non è mai uguale, questi costi-contatto possono cambiare un po': toccherebbe alla direzione generale dare notizie complete su periodi congrui. E a chi le dovrà commentare terrà conto del fatto che il palinsesto di una televisione generalista non può essere fatto soltanto di talk show e telefilm perché sono i programmi che rendono di più. La fiction o il cinema, che in prima battuta costano fino a 3-4 euro per spettatore, possono essere ripetuti più volte così da abbassarne, anche radicalmente, l'ammortamento.
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