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Bielorussia, storia di una repressione

Joshua Evangelista avatar Martedì 23 Marzo 2010, 14:04 in Libertà di espressione, World press di Joshua Evangelista

Quello che segue è un contributo di Cecilia Anesi di Waste Emergency sulle repressioni surreali subìte da una fotoreporter bielorussa.

Julia Darashkevich (nella foto, al momento del suo arresto) è l'unica donna fotoreporter professionista in Bielorussia. La natura del suo lavoro la espone ad aggressive e violente oppressioni da parte della polizia ma gli eventi degli ultimi giorni rendono ancora più critica la sua situazione: da semplice fattore di disturbo per il partito della maggioranza è infatti diventata un target ben specifico da perseguitare.

Julia è stata arrestata una prima volta il 16 di febbraio a Minsk mentre stava facendo un reportage su delle proteste in strada. E' stata fermata da un uomo in abiti civili, quindi è stata messa all'angolo da due poliziotti che l'hanno accusata di violenza contro pubblico ufficiale. E' stata poi detenuta in una stazione di polizia per tre ore. La Darashkevich ha successivamente pubblicato le foto dell'arresto sul suo blog.

Il 15 marzo, esattamente un mese dopo, Julia ha iniziato a ricevere una serie di chiamate dalle forze dell'ordine, che insistentemente le diceva di recarsi alla stazione di polizia. Secondo la legge bielorussa una telefonata non si qualifica quale richiesta legale, quindi Julia si è rifiutata di andare.

Subito dopo il suo rifiuto ha inziato ha ricevere telefonate da un numero sconosciuto: lo sconosciuto la minacciava di possibili ripercussioni qualora non si fosse presentata alla stazione. A ciò è seguita la visita di un uomo sconosciuto a casa dei suoi suoceri, che sono stati minacciati di violente ripercussioni qualora lei avesse nuovamente rifiutato l'invito. Un altro sconosciuto ha cercato di entrare nel suo appartamento. Julia è così corsa al commissariato la mattina dopo. 

Il 24 marzo si sarebbe dovuta presentare in tribunale per rispondere di due accuse legate alla sua detenzione: l'avere rifiutato di disperdersi al comando della polizia e assalto a pubblico ufficiale.

Ier però Yahor Darashkevich, fratello di Julia e caro amico mio, ha saputo che il processo è stato rimandato ad una data ancora da definire. Si dice che il tribunale abbia bisogno di più tempo per raccogliere delle prove che supportino l'accusa.

In vista della manifestazione del 25 marzo in onore della "Giornata della Libertà", un evento che si ripete ogni anno per celebrare l'indipendenza della Repubblica Democratica della Bielorussia, molti hanno interpretato questo rinvio come una strategia specifica per evitare che Julia potesse fare un reportage a riguardo. Già in passato infatti si era occupata di questo evento e spesso le sue foto avevano mostrato la brutalità della polizia contro i manifestanti e i giornalisti.

Questo fa sì che Julia non possa fare nessun reportage della manifestazione del 25 marzo. E questo è il punto in cui entriamo in gioco noi. La nostra attenzione sulla vicenda può cambiare le cose. Per il momento non c'e stata una copertura ufficiale di questo caso nei mass media e molto poco è stato detto sui canali indipendenti.

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