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Comunicazione politica e par condicio nelle Regionali 2010. Intervista alla sociologa Cristina Marchetti

Joshua Evangelista avatar Mercoledì 31 Marzo 2010, 12:59 in Current Affairs, Dibattiti, Interviste, Mass-media oggi, Television, Web/Tech di Joshua Evangelista

Par condicio, eventi su internet, comunicazione politica. Sul piano informativo, che Regionali sono state? Lo chiediamo a Maria Cristina Marchetti, docente di Sociologia dei fenomeni politici alla Sapienza.

Queste elezioni verranno ricordate per la bassa affluenza alle urne. Secondo lei, quanto ha influito l'assenza di approfondimento politico nella tv pubblica?
Il rapporto tra informazione e partecipazione politica è sempre molto stretto. La scarsità di informazioni (ma anche l'eccesso di informazioni) produce un allontanamento dei cittadini/elettori dalle istituzioni e da quel fondamentale momento della democrazia che sono le elezioni. Nel caso specifico, le modalità con le quali è stato stabilito il "black out" informativo da parte dei talk show, hanno ulteriormente spostato la campagna su altri temi, rispetto a quelli propri della politica locale.

Pensa che davvero programmi come Annozero, Ballarò o Porta a porta possano influenzare le scelte degli elettori?
Si tratta di programmi che selezionano a monte il loro pubblico. Chi non ha un interesse specifico per la politica, tranne puntate eccezionali, non li vede a priori. Non credo pertanto che riescano a spostare voti. La loro chiusura lede però il diritto all'informazione di quella parte di pubblico che vede in essi un punto di riferimento per la propria informazione. In realtà, sposta più voti una battuta del premier durante un'intervista veloce ad un TG, ma su questo non si è ritenuto di intervenire. Inoltre, se parliamo di capacità di influenzare gli elettori, si tratta sempre di distinguere le diverse tipologie di pubblico. Appartenenze politiche radicate, età, livello di istruzione incidono sulla capacità di essere influenzati dai mezzi di comunicazione e sulla scelta di esporsi ad un mezzo piuttosto che a un altro.

Eventuali tribune politiche avrebbero facilitato la diffusione dei programmi dei candidati?
Sì, forse le "vecchie" tribune risolvevano il problema dell'informazione in tempo di campagna elettorale nel modo più equilibrato possibile. Forse non brillavano come forme di intrattenimento, ma almeno tutte le liste avevano la possibilità di farsi conoscere dai cittadini.

Un'altra caratteristica interessante di queste elezioni è il successo del Movimento 5 stelle legato a Beppe Grillo e al suo blog. Come si inserisce questo fenomeno nel panorama mediale italiano?
Il fenomeno dei blog in genere evidenzia un'insofferenza nei confronti dei canali informativi tradizionali che ha sicuramente un risvolto positivo, in quanto si traduce in una volontà di ricerca di canali di informazione alternativi. In questo caso, è evidente che riescono a spostare voti. Il blog è percepito come una voce indipendente, informata sui fatti, che tenta di recuperare la complessità dei temi e delle questioni. È anche una questione di tempi e di spazi: la rete non ha i vincoli che hanno i media generalisti. Per quanto riguarda il movimento di Beppe Grillo, in quanto espressione dell'antipolitica, sono rimasta sorpresa dal fatto che alla fine abbia scelto di partecipare alle elezioni. In realtà, mi sarei aspettata che avesse percorso la strada della sperimentazione di forme nuove di partecipazione.

Gli italiani iniziano a guardare al mezzo internet come canale privilegiato per qualità di informazione e contenuti o semplicemente hanno fatto di necessità virtù a causa del silenzio televisivo? Fenomeni come "Mentana condicio" o "Raiperunanotte" sono pionieri di una nuova era dell'approfondimento politico o il "buco" televisivo è momentaneo?
Non credo che si tratti di un fenomeno passeggero. L'importanza di Internet nell'informazione politica è destinata a crescere proprio perché si tratta di un'informazione specialistica nei confronti della quale i limiti della televisione generalista diventano evidenti. Prenderei però le distanze da facili generalizzazioni. Attualmente il rapporto mezzi di comunicazione e pubblico deve essere declinato al plurale: ogni mezzo ha il suo pubblico di riferimento. Per molti la televisione generalista rimane la principale fonte di informazione.

"Antipolitica" a parte (se ha ancora senso chiamarla così), che idea si è fatta della comunicazione politica tramite internet? I candidati hanno saputo gestire bene la diffusione dei loro programmi in rete?
In queste elezioni in particolare, non credo che sia stato offerto un grande servizio informativo agli elettori. Ci sono state alcune liste, lo stesso Movimento di Grillo, assenti dalla copertura mediatica tradizionale. Internet, è importante, ma come ho già detto, ha un suo pubblico di riferimento. Solo per fare un esempio, molti candidati avevano la loro pagina su Facebook, con aggiornamenti in tempo reale. L'utilizzo di Facebook potrebbe avere un ruolo importante nel riavvicinare i giovani alla politica, anche se non può essere visto come la soluzione a tutti i problemi comunicativi.

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