Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Ma sì, ammettiamolo: d'estate anche i lettori di Fedor Dostoevskij e Marcel Proust buttano lo sguardo al Chi o al DiPiù della vicina d'ombrellone.
Quindi godiamoci un po' di gossip (dalle parti mie, in Abruzzo, lo chiamano pettelarje) direttamente dai big (ma che brutta parola) del giornalismo.
Iniziamo la nostra carrellata estiva del pettegolezzo partendo dall'intervista del 15 agosto rilasciata da Clemente Mimun al Corriere della Sera.
Pare che Mimun - il grande utilizzatore dei servizi politici "a panino imbottito" - passeggiando beatamente tra le direzioni dei tg Rai e Mediaset, abbia avuto il tempo di scrivere un po' di appunti al vetriolo su diversi colleghi di ieri e oggi.
Ecco allora un po' di gossip "utile" a capire il cancro della lottizzazione partitica della Rai, delle beghe distruttrici all'interno dell'azienda pubblica e della viscerale contiguità tra giornalismo e politica di Palazzo.
Scopriamo che Mimun si dice pentito di "aver trattato sempre coi guanti bianchi" Giulio Borrelli, "messo alla direzione Tg1 da D'Alema" e "protetto da Roberto Morrione". Borrelli lo ha attaccato apertamente nel suo ultimo libro, scritto "perché è a un passo dalla pensione e poiché molti del tg1 hanno trovato posto in Parlamento. Si sarà detto: non si sa mai".
Lili Gruber è "simpatica perché è una belva e non fa niente per nasconderlo", con "l'istinto del giornalismo e insieme della scena". Ma il pezzo grosso delle sconvolgenti (?) rivelazioni (qui il punto interrogativo è doppio) è sul divismo del professor Francesco Giorgino, "nuovo" volto di punta del tg delle 20: "Parliamo di una persona che ha scritto un manuale di giornalismo e non ha messo in copertina una foto di McLuhan. Ma di se stesso".
Ritenete che tutto questo scottante materiale debba essere trascritto in un libro-verità? Io no. Ma si sa, oggi non sei un giornalista professionista se entro i 60 anni non hai pubblicato le tue memorie.
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