Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Qualcosa mi accomuna a Reporters sans frontierés. Fino a due giorni fa mi trovavo in Turchia per conto dell'Unione europea non sapendo che, contemporaneamente alla mia permanenza, i delegati di Rsf stavano preparando un report sulla libertà di stampa nel Paese. L'esperienza in Turchia è stata così totalizzante che ho voluto subito leggere il resoconto dell'organizzazione.
"Siamo venuti a Istanbul per esprimente la nostra preoccupazione sullo stato della libertà di stampa in Turchia", scrivono nel report quelli di Rsf. "Nonostante siano stati fatti progressi dal 1990, quando i giornalisti venivano imprigionati a centinaia, la Turchia non è ancora un paese che rispetta la libertà di stampa". Una preoccupazione che non riguarderebbe più solo i reporter che coprono issues scottanti come l'esercito o la questione curda. "I giornalisti devono avere molto coraggio per fare il proprio lavoro". Segue il solito appello al governo affinché difenda il diritto dei giornalisti a potersi esprimere liberamente.
Ho contattato immediatamente tutti i miei contatti turchi (e curdi) per capire qual è la loro effettiva percezione. E ne sono riuscito con poche risposte e tante domande. Non ultima questa: quello che vogliamo noi occidentali per loro equivale a quello che vogliono loro?
In relazione ad un'eventuale entrata nell'Ue dovremmo rispondere di sì, ma la situazione è assai più complessa. Perché Erdogan è accusato di essere poco e troppo laico allo stesso tempo, perché il nazionalismo sta toccando picchi altissimi e tra i giovanissimi figure universalmente negative come quella di Hitler stanno conoscendo apprezzamenti crescenti.
Quindi se da una parte è sacrosanto denunciare le ingiustizie, come l'assassinio di Hrant Dink e l'arresto di Ahmet Sik, dall'altra la questione della libertà di stampa in Turchia andrebbe inserita in un discorso molto più ampio, che sia in grado di spiegare, ad esempio, come mai per il 66% degli egiziani il governo Erdogan è visto come modello di democratizzazione.
Le libertà in chiaroscuro, in Turchia come nella nostra Italia, hanno radici che non sempre le categorie di pensiero dei commentatori internazionali sono in grado di percepire.
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