Per il Giornale i figli delle vittime del terrorismo simpatizzano con i carnefici

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Walter Tobagi è stato ucciso il 28 maggio 1980 con cinque colpi di pistola. Il 24 gennaio 1979 era toccato al sindacalista Guido Rossa, freddato dai brigatisti con sei colpi. Cinque giorni dopo Rossa, un commando di Prima Linea aveva ucciso il giudice Emilio Alessandrini con otto proiettili.

I figli delle vittime del terrorismo da oggi condivideranno qualcosa in più oltre al dolore per la perdita improvvisa e violenta di un genitore. Almeno quelli che vivono a Milano e voteranno Pisapia.

Perché il Giornale di Sallusti oggi ci spiega che i figli noti delle vittime, schierandosi contro le recenti strumentalizzazione della Moratti, stanno difendendo i carnefici dei padri.

Dopo aver sparso fango ovunque, adesso giocano con il dolore e con il sangue versato. Così se Marco Alessan­drini, Benedetta Tobagi e Sabina Rossa provano a spiegare che la bugia della Moratti a Sky Tg24 non aiuta a creare una memoria condivisa su una ferita nazionale mai riemarginata, ecco che Mario Cervi scrive che per i tre “si intrecciano un antiberlusconismo a prescindere e una grande indulgenza se non verso chi usò le armi, almeno ver­so chi usò parole che alle ar­mi assomigliavano molto”. Abbiamo imparato una cosa nuova, per la redazione del Giornale onestà e indulgenza sono sinonimi.

 

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