Siria, primavera araba: a un anno di rivolte un reportage controcorrente

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La Siria brucia mentre la stampa occidentale inneggia ai ribelli: con armi e media l'Onu finanzia l'opposizione. La testimonianza di una reporter svizzera

siria-homs-rivolte.jpeg Tra il Libano e l’Iraq c’è un paese in fiamme e il vero problema è il gas.

Sono oltre novemila i morti a un anno di rivolte in Siria, stravolta da quel 15 marzo 2011 quando la popolazione aveva cominciato a riempire le piazze di Damasco e protestare per la democrazia e per la liberazione dei dissidenti politici.

Homs, la città simbolo degli atroci scontri degli ultimi mesi, è ormai al culmine del malessere che ha portato alla guerra di Libia: rivolta, repressione, intervento dell’Occidente a difesa dei rivoltosi.

Ed è proprio quest’ultimo il dettaglio su cui fa leva il reportage della giornalista svizzera Silvia Cattori: il supporto dell’Onu ai ribelli non si limita naturalmente solo alle armi. Lo sbilanciamento pesa anche sull’informazione. (foto: infophoto)

Secondo la reporter, l’opposizione siriana riferisce di infinite stragi governative ma anche i ribelli armati compiono crimini intollerabili. Secondo le testimonianze delle sue fonti, questi ultimi usano i cannoni per sparare alla cieca, seminando terrore e facendo poi credere essere le vittime da supportare.

Sul suo sito scrive: “I media occidentali continuano, da parte loro, a menzionare come prova le dichiarazioni dei Comitati locali che diffondono la propaganda degli oppositori armati, in coordinamento con l’Osservatorio siriano dei Diritti dell’Uomo, con base a Londra, un organo creato e finanziato dalle forze alleate con la ribellione”.

Lo chiamano Vicino Oriente, e lo sarebbe davvero, se non fosse che la mancanza di un sistema informativo onesto e indipendente ce lo allontana ogni giorno di più…
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