L'Aquila ricostruzione oggi: la città devastata dal terremoto è di tutti meno che degli aquilani

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Volete candidarvi? Volete presentare un libro, girare un film? Prego, entrate pure! Ma se siete aquilani, alt. Il Reportage da L'Aquila, la zona rossa del miracolo italiano

aq 057p.jpgA L’Aquila non si capisce mai fino a dove continua la zona rossa, se oltre un vicolo c’è una transenna nuova, se un viale è stato aperto il giorno prima oppure no. Ogni giorno la fisionomia del centro storico viene reinventato dall’umore dell’emergenza, che fa il bello e il cattivo tempo per gli aquilani.

Tutti entrano tranne i cittadini, nell’Aquila distrutta dal terremoto.
Operai, curiosi, giornalisti, politici, attori che ci girano gli spot, e chi più ne ha più ne metta: tutti trovano libero accesso alle case ormai sventrate e senza porte della città.

Ecco perché sulle transenne lungo il corso Vittorio Emanuele gli aquilani hanno appeso le loro chiavi rugginite e ormai inutili, inutilizzabili, senza più padroni. “Il problema è che non ci permettono di fare niente, altrimenti noi potremmo essere protagonisti della nostra ricostruzione. La consapevolezza di vedere la tua città che si sta sfaldando e non poter fare niente è terribile, è disumano” mi dice Anna, musicista di canto popolare e attivista della lista civica Cambia Musica.

Facendo un giro nel centro storico si sente tutto il peso di una città fantasma. L’Aquila, citta universitaria tra le più brillanti d’Europa, non ha più nemmeno l’Università. I puntellamenti sono ovunque, anche in tutte le sedi di tutte le facoltà, e gli studenti sono ammassati in capannoni industriali alla periferia della città.

Dopo le prime messe in sicurezza dei vigili del fuoco, economiche e alla buona ma resistenti e “sostenibili”, i puntellamenti sono stati fissati tutti da Acciaierie Marcegaglia, che si è aggiudicata l’appalto e che fa pagare un tot all’anno per ogni tubo di ferro a noleggio. E’ l’unica a cui potrà essere un giorno affidata la rimozione degli stessi, e siccome i pezzi sono affittati a caro - ogni snodo costa quattro euro - tale impresa ha tutto l’interesse a lasciarli il più possibile.

Moltissime strutture sono da abbattere e rifare daccapo, eppure si conservano imbalsamate tra tubi e puntellamenti: un vero e proprio accanimento terapeutico urbanistico. Teoria del complotto? No, troppi hanno interesse che L’Aquila resti immobile…

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