Crisi economica Italia: giornalismo di parte e testimonianze sul web del Paese Reale

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Storie di ordinaria follia: ciò che accade prima dei suicidi degli imprenditori oppressi da Equitalia non viene raccontato. E ancora una volta a diffondere ci pensa la Rete

crisi-economica-italia.jpg La Storia insegna.
In tempi di crisi economiche indotte - programmate a tavolino dai bancheri e non conseguenza diretta di siccità o gelate sui raccolti - la verità è la prima a morire, come in guerra. In tempi di crisi politiche strategiche per le lobby e non causate da squilibri partitici e idologici, la libertà di espressione è la prima a venire meno e così i nobili principi su cui si basa il giornalismo, un tempo “quarto potere”.

Le statistiche continuano a dare tragiche informazioni sui suicidi in Italia, cioè su tutte quelle persone che si sono tolte la vita per la crisi. La Storia ci insegna che in situazioni come queste i giornalisti diventano megafoni di politici ed economisti e l’unica voce libera che racconta davvero il Paese reale sono scrittori e blogger, che sono indipendenti perché non finanziati né pressati da nessuno. Come il blog di Stefano Filippi, che da poco ha pubblicato la lettera di un imprenditore di Firenze che denuncia le vessazioni del fisco.

Vincenzo Freni è un imprenditore di Firenze, titolare dell’unico istituto di ricerca di mercato di Firenze, la Freni Ricerche di Marketing, che è una microimpresa con due dipendenti. L’Agenzia delle Entrate lo accusa di aver nascosto ben 130mila euro di fatturato, e quando lui assicura che nel suo settore il nero è impossibile e che lo studio di settore utilizzato è relativo a 1.700 contribuenti, mentre di aziende come la sua in Italia ne risultano solo cento, gli è stato risposto “allora lasci l’Italia“.

Sono stato sottoposto per l’anno 2006 a un accertamento induttivo sulla base dello Studio di settore 2006 (SG41U) - Studi di Mercato e Sondaggi di Opinione. Secondo loro in un solo anno avrei nascosto al fisco oltre 130mila euro di fatturato: nel giugno 2009 sono stato convocato in contraddittorio e ho spiegato l’errore dell’accertamento induttivo. Lo studio di settore che mi riguarda è relativo a oltre 1700 contribuenti, ma in Italia esistono meno di cento istituti di ricerca di mercato (fonte: Censimento Assirm 2007; Assirm è l’unica associazione di categoria del settore). Non esistono 1700 istituti di ricerca di mercato in tutta l’Europa e nemmeno negli Stati Uniti. Inoltre solo una ventina di istituti di ricerca di mercato fatturano meno di 5 milioni di euro e possono essere inclusi nello studio di settore“.

Poi al signor Freni viene proposta una “chiusura semplificata della controversia fiscale” con uno sconto del 50% circa: l’importo da versare non viene nemmeno nominato nell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, gli viene fatto leggere da un foglietto, una specie di pizzino. La memoria difensiva viene definita dalla funzionaria come non rilevante ed è stato invitato a lasciare l’Italia per trasferirsi in un altro Paese.

Le affermazioni dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Firenze sono state smentite da Assirm, l’associazione di categoria, che dello studio di settore SG41U non solo non era mai neppure stata informata ma successivamente aveva sempre affermato, inviando varie raccomandate al SOSE (la società che definisce gli Studi di Settore) che lo studio era statisticamente sbagliato fin dalle sue fondamenta (me ne ha rilasciato una dichiarazione ufficiale). I funzionari si sono rifiutati di farmi conoscere le ragioni sociali delle aziende inserite nel mio stesso cluster per rispetto della privacy“.

Quante di queste storie nascondono i nostri telegiornali? Nelle statistiche però, i suicidi non si contano più e la vera faccia della crisi si racconta solo quando una vita cessa di esistere (foto: Infophoto). Il signor Fermi era stato costretto a ridurre il personale da 4 a 2 dipendenti e al ricovero in Cardiochirurgia per un’ischemia cardiaca successiva a pregresso infarto miocardico.

Le tasse io le ho pagate tutte: nella ricerca di mercato si lavora solo con le aziende e in questa attività non esistono aziende disposte a rinunciare alla fattura. I funzionari dell’Agenzia delle Entrate hanno precisi obiettivi di fatturato da conseguire e sono incentivati con un bonus di fine anno. Agiscono da veri e propri avvocati dell’Erario che dichiarano tranquillamente ed impunemente il falso per vincere cause che avrebbero dovuto perdere. A questo punto mi ritrovo in attesa dell’esito del ricorso in appello con oltre 200mila euro da versare a Equitalia (gli interessi galoppano), un esborso che mi costringerebbe a licenziare i miei ultimi 2 dipendenti e a chiudere l’attività. Scomparirebbe così dopo quasi 30 anni di attività l’unico istituto di ricerca di mercato esistente in Toscana“.

E’ possibile che solo dei blog abbiano dato voce a una storia del genere?

Buona fortuna, Italia.
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