Festival giornalismo Perugia 2012: giornalisti esiliati e rifugiati politici

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La figura dei giornalisti esiliati, rifugiati in Italia, è ancora molto controversa e ostacolata dai pregiudizi. Ma si tratta di un investimento fondamentale per l'informazione

giornalisti-esilio-festival.jpgLibertà di stampa: come garantire e proteggere il lavoro dei giornalisti in esilio” è stato uno tra i più interessanti di questa prima giornata di Festival.
Un insieme di testimonianze di giornalisti di vari continenti, tutti colpevoli di aver difeso il diritto all’informazione, e che oggi vivono in Italia con lo status di rifugiato politico. Modera l’ex Ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli, oggi direttore responsabile della webtv Lookout, dedicata alle relazioni tra italiani e stranieri.

In effetti i giornalisti sono i più esposti al rischio esilio: essendo il bersaglio numero uno delle dittature e dei regimi antidemocratici in tutto il mondo, sono le prime vittime di arresti arbitrari, intimidazioni, torture ed esecuzioni. L’esilio, per i giornalisti perseguitati, è spesso l’unica via per salvarsi, e per salvare la propria famiglia.

In Italia i giornalisti rifugiati finiscono nel migliore dei casi a lavorare come badanti, lavavetri o operai in nero; altrimenti restano nel limbo dei centri di prima accoglienza senza un lavoro e senza la possibilità di reinserimento sociale e professionale, nei peggiori dei casi finisco nei centri di permanenza temporanea.

Zakaria Mohamed Ali è un fotoreporter somalo di Mogadiscio, rifugiato in Italia dal 2008. Nel 2007 è dovuto fuggire dal suo paese a causa del clima di violenza e del pericolo di morte, dopo gli attentati che hanno ucciso alcuni suoi colleghi. “Tra di noi esiliati e i giornalisti rimasti nel nostro Paese c’è una forte comunicazione“, dice. “All’inizio dell’esilio però, quando si ha il problema della lingua e della sopravvivenza - alcuni anche di quella della propria famiglia partita insieme - molti si dimenticano della loro professione perché non gli viene riconosciuto il titolo di studio“.

Tra gli speaker c’è anche Jean Claude Mbede, rifugiato politico del Camerun in Italia dal 2008. E’ laureato in giornalismo all’università di Yaoundé ed è stato conduttore del TG alla Tv pubblica del suo paese. In Italia lavora presso lookout.tv, una webtv fondata un anno fa dall’ex Ministro Claudio Martelli per raccontare l’immigrazione. Jean Claude ha fondato da poco una rete per i giornalisti rifugiati in Italia.

Era stato costretto all’esilio dopo capo redattore della Spectrum tv (STV) dal 2004 al 2006, prima di fondare la sua Radio FM Liberté, ultimo atto prima di essere costretto in esilio dopo une seria di inchieste sugli abusi sessuali dei ministri che approfittavano di una gioventù povera, e sopratutto l’inchiesta sull’arricchimento illecito di 44 ministri di cui 26 oggi in carcere. “Con il nostro Paese di origine abbiamo un rapporto molto complesso. Alcuni camerunensi qui, che si dicono nostri amici, fanno davvero gli 007 per controllarci per conto di chi ci perseguita nel nostro Paese, quindi dobbiamo stare molto attenti. La prima cosa è la protezione per noi, ne abbiamo assolutamente bisogno“.

Un dibattito molto interessante e profondamente necessario. “I fatti sono sacrosanti e io insisto sulla repsonsabilità morale dei giornalisti“, ha concluso l’ex Ministro Claudio Martelli. “Il problema è che non esiste una vera regolamentazione che sanzioni i casi di lesione della dignità dei rifugiati politici“.

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