Festival giornalismo Perugia 2012: intervista a Bruno Vespa su L'Aquila

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Alla sesta edizione del Festival di Perugia uno dei migliori dibattiti è stato quello tra Mentana e Vespa. Reporters ne ha approfittato per riprendere la questione Aquila

vespa-festival-terremoto.jpgL’incontro tra Enrico Mentana e Bruno Vespa dal titolo “Matador, due anchorman a confronto” è stato un momento tra i migliori di tutto il Festival. Un dibattito che ha cercato di rispondere alle domande: “Com’è cambiato il giornalismo televisivo nella seconda repubblica?“, “Come l’informazione in TV ha condizionato e raccontato la politica?“.

Ecco qualcuno dei miei tweet live sull’evento:

  • comincia l’incontro tra Enrico Mentana e Bruno Vespa al Teatro Pavone. competitor direttori del tg5 spesso scontrati negli anni ‘90

 

  • auguri! Vespa è anziano e oggi compie 2000 puntate di porta a porta. “esempio della capacità di plasmare la società italiana” Mentana

 

  • Vespa unico cattolico che ha avuto così lunga influenza nel giornalismo italiano. “senza beneplacito DC non sarei stato direttore

  • la situazione di crisi economica e politica è quella migliore per un giornale. le notizie piovono che è una meraviglia” Mentana

 

  • a quanto pare Mentana e Vespa sono d’accordo almeno su una cosa: confrontano Mani Pulite e Craxi alla situazione italiana di oggi

 

  • il giornalismo è sempre stato sottomesso alle pressioni di politica, economia, magistratura. ora il tappo è saltato” Mentana

 

  • Mentana: “tu nel ‘92 avresti immaginato la Lega al governo?” Vespa “assolutamente no

 

  • Vespa: “io oggi non so cos’è il pdl, non so cos’è il pd, non so niente” Mentana: “e se non lo sai tu!” parte l’applauso in sala

A L’Aquila i comitati protestano ormai da tre anni sul modo in cui la televisione ha trattato l’argomento terremoto, considerando Bruno Vespa uno dei principali giornalisti ad essere stati complici dell’inganno mediatico del governo Berlusconi, che ha voluto far credere al “miracolo aquilano”.

Già nell’aprile 2010 Giusi Pitari, del popolo delle carriole, aveva scritto una lettera a Vespa, in cui diceva tra le altre cose: “Ricordo perfettamente la sua immagine accanto a Bertolaso, dentro un autobus, in giro per L’Aquila, mentre illustravate a tutta L’Italia una delle tante bugie dette a proposito del centro storico e cioè che era di nuovo fruibile agli aquilani. Lei, che è aquilano, non può non sapere che il Centro dell’Aquila è grande, grandissimo (170 ettari) e che tutti i centri della città erano ancora completamente inagibili. Invece ha accettato di dar luogo ad una farsa dannosissima per la città“.
Per chi vuole leggere anche la lettera di Antonello Ciccozzi su Abruzzo24Ore può leggerla qui.

Eppure non si può certo dire che il direttore di Porta a Porta non abbia preso a cuore la questione, essendo aquilano. In trasmissione da Giletti aveva addirittura pianto (video sotto). Aveva detto nel 2009: «Ogni giorno che passa è peggio di quello precedente. Oggi ho chiamato il mio amico del cuore, siamo stati insieme dalle Elementari alla laurea. Mi ha detto che ha perso la mamma sotto le macerie, nella casa in cui abbiamo giocato, studiato. Un pezzetto della mia vita se ne è andato. Questa è la solitudine assoluta“.

Alla mia domanda su quanta responsabilità il giornalismo abbia sulla disastrosa situazione all’Aquila oggi Vespa mi ha risposto che lui ha ampiamente trattato la questione terremoto anche da poco, con un reportage. “Il giornalismo, televisivo e non, ha diffuso moltissime informazioni sulla situazione in Abruzzo dopo il terremoto, che è stato molto seguito da tutti gli italiani“.

E come mai allora la situazione è ancora così drammatica?” gli ho chiesto. L’ho guardato dritto negli occhi per sentire il tono con cui mi avrebbe risposto ma declinando lo sguardo ha balbettato un frettoloso responso. “Il giornalismo, per quanto abbia svolto un ottimo servizio, non è riuscito a contrastare l’immobilità della burocrazia. La ricostruzione de L’Aquila ha perso tre anni“.

Viene da pensare che esista una qualche forma di schizofrenia nel giornalismo italiano. Che le dinamiche di incoerenza nel sistema siano più forti dell’onestà dell’essere umano?

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