Dal citizen-journalist al journalist-citizen
A tre anni dal disastroso terremoto che ha distrutto L'Aquila, il 6 aprile 2009, la città è ancora fantasma, mentre si moltiplicano i filoni d'inchiesta
"Sulle rovine di noi. Parole e immagini per l'Aquila" si intitola il video fotografico di Giovanni D'Alessandro e Stefano Schirato con cui si è aperto l'incontro dedicato all'Aquila Dimenticata. Un terremoto che ha lasciato trecentonove morti e un patrimonio artistico completamente distrutto. Non sono molte le differenze tra il 2009 e oggi: la ricostruzione non è mai cominciata.
Angelo Venti, giornalista freelance, ha portato la sua testimonianza: "Ho pochissima territorialità, non mi sento abruzzese, non mi sento italiano. La prima volta che ho avuto la sensazione di essere abruzzese è stato il momento del terremoto. Sono andato a L'Aquila da abruzzese e non da reporter, per compatire e provare la sofferenza degli aquilani e ho cercato di raccontare quelle storie con la mia macchina fotografica. L'Aquila mi appartiene. E mi colpisce l'espropriazione della città: la vita, i negozi, tutto è stato espropriato, ora è una città morta".
Preziosissima la testimonianza di Ferdinando Di Orio, Rettore dell'Università de L'Aquila, che ha oggi venticinquemila iscritti (prima del terremoto erano trentamila). Partendo dalla tenacia e dalla volontà di non cedere neanche di fronte a un evento così drammatico e così definitivo, il Rettore ha salvato almeno la cultura a L'Aquila. "Pensare che venti secondi possono distruggere una città millenaria crea delle reazioni molto forti. L'Università è stata completamente distrutta in tutte le sue sedi e se fosse stato un giorno lavorativo sarebbero morte trecento persone solo lì dentro".
"Una forma di sindrome di Stoccolma ha preso le istituzioni. I massimi esponenti della Protezione Civile mi dicevano 'Magnifico lei deve farsene una ragione, l'Università dell'Aquila è finita'. Questi sono stati gli aiuti e l'approccio delle istituzioni; ma non hanno capito che la salvezza dell'Università dipendeva dalla città e la salvezza della città dipendeva dall'Università".
"La facoltà di Lettere e Filosofia è stato il primo edificio in assoluto ad essere ricostruito. Ma ora ma i miei studenti che cosa faranno in mezzo a questa Pompei? Ci sono continui problemi di sofferenza di vivere in questa città, che è stata sradicata completamente".
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