Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Cresce il dibattito sulla rassegna stampa istituzionale sul web: l'ultimatum della Federazione Italiana Editori Giornali è una censura per la Rete
Impazza il dibattito degli ultimi giorni su Fieg e censura in Rete.
Per la Federazione Italiana Editori Giornali è tutta una questione di copyright. Il diritto d'autore infatti, cioè il diritto di tutti quegli editori e quei giornalisti che in questo momento non vedono tutelato il proprio lavoro.
Una riforma del diritto d'autore è necessaria. Ma chi ne pagherà le conseguenze?
Se è vero infatti che con la sospensione delle rassegne stampa istituzionali, pubblicate e archiviate ogni giorno sui siti internet delle pubbliche amministrazioni, il problema del copyright si evita, così facendo si lascerebbe un vuoto di informazione nei cittadini che naturalmente non verrebbe riempito dall'acquisto di giornali "in carta e inchiostro".
La lettera inviata da Fieg, Uspi, Anes, Mediacoop e Fisc ha di fatto imposto la sospensione "nella modalità liberamente accessibile al pubblico, della pubblicazione in internet di articoli e/o dispacci di giornali e agenzie rappresentate della scriventi associazioni editoriali", altrimenti i siti web istituzionali "diventano così un vero e proprio sito di informazione digitale, autonomo e concorrente rispetto alle sue stesse fonti". La rassegna stampa sarà da ora in poi disponibile in segreto, via intranet, solamente per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Si sono già detti contrari alla nuova imposizione della Fieg i giornalisti di Lettera22, l'ex direttore Rai Gianni Riotta, il presidente della Camera Gianfranco Fini, ma la Rete è spaccata in due. C'è chi si chiede chi tutelerà allora il copyright dei giornalisti, e chi si chiede che diritto ha la Fieg di sancire il boicottaggio di un servizio che rientra nella trasparenza istituzionale.
Intanto su Twitter il dibattito continua: seguite #rassegnalibera.
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