Dal citizen-journalist al journalist-citizen
Dopo tre lunghi anni un'autrice di Blogosfere torna a L'Aquila per dare voce agli aquilani. E per raccontare il centro storico ancora devastato come ad aprile 2009
Sono tornata a L'Aquila dopo tre anni dal terremoto.
Ci andai in quel maledetto aprile del 2009, quando i morti ancora parlavano e l'emergenza era troppo forte per qualsiasi polemica. In quell'occasione avevo vissuto tra i terremotati nelle tendopoli e avevo dedicato le mie orecchie e la mia voce a chi aveva perso tutto e voce non ne aveva. Da quel viaggio in Abruzzo nacque l'ebook "Storie d'oro e di fango", edito da Webgol Edizioni.
A L'Aquila ci tornai dopo quasi un anno, a febbraio del 2010 quando gli aquilani si ripresero simbolicamente il cuore della loro città sfondando la zona rossa al grido di "Io non ridevo", che alludeva alle intercettazioni telefoniche che rivelavano già i primi atti di sciacallaggio da parte di imprenditori mafiosi.
Ci ero tornata poi per la manifestazione "L'Aquila chiama Italia", quando i riflettori ormai si erano spenti e gli aquilani chiedevano aiuto al popolo italiano perché si sentivano incredibilmente soli e abbandonati.
Ci torno oggi, più impegnata e coinvolta che mai, perché a tre anni dal terremoto emotivo e mediatico il miracolo sembra finito. Finito perché mai iniziato: L'Aquila devastata ha perso la metà dei suoi abitanti originari, e mentre pochissime attività hanno eroicamente ripreso a lavorare il centro storico (e non solo) è uno zombie che si regge solo sui milioni di puntellamenti in ferro. La miracolosa ricostruzione di Bertolaso, qui, non è mai partita.
In questo mio viaggio di ritorno sulla scena del delitto, un delitto che si ripete ogni santo giorno, ho incontrato e intevistato Anna Barile, musicista di canto popolare e agguerrita attivista della lista civica Cambia Musica, candidata alle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio.
Nei prossimi post il resoconto e l'intervista...
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