Dal citizen-journalist al journalist-citizen
La Press emblem campaign e il suo rapporto annuale non promettono niente di buono per questo 2012. Tanti giornalisti uccisi in pochi mesi
I primi mesi del 2012 hanno segnato una cifra record di giornalisti uccisi.
Sono stati cinquantacinque, il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo dimostra il rapporto annuale della Press emblem campaign (Pec), la Ong svizzera con sede a Ginevra.
Il motivo principale di questa impennata nel bilancio dei morti è da ricercarsi nella situazione di crisi in Siria, che per i reporter è fra i Paesi più pericolosi al mondo.
Soltanto sul fronte siriano infatti, fra gennaio e marzo, momento clou della rivolta contro Bashar al-Assad, sono morti nove giornalisti, cinque stranieri e quattro siriani. Blaise Lempen, presidente della Pec, ha affermato che "il pesante tributo pagato in Siria colloca il Paese in prima linea tra i luoghi più pericolosi per i giornalisti".
Al secondo posto come paese più pericoloso per i reporter nel 2012 c'è il Brasile, la cui situazione è sempre più allarmante. Vi hanno perso la vita cinque giornalisti. Al terzo posto c'è la Somalia, dove sono morti tre giornalisti, e in fila l'India, la Bolivia e la Nigeria con due reporter uccisi ciascuno. Subito a ruota, i paesi che hanno registrato un giornalista ammazzato nei primi mesi del 2012: Afghanistan, Colombia, Haiti, Honduras, Messico, Pakistan, Filippine e Thailandia.
Con sei morti ammazzati in pochi mesi, quindi, il Sudamerica si afferma come il continente più pericoloso al mondo per i giornalisti. Il Messico in cima. Dal 2000 sono stati uccisi circa settanta giornalisti e moltissimi altri vivono minacciati e perseguitati.
Interessante il documentario Silencio Forzado, realizzato dalla Ong Articulo 19 per ricordare a tutti che il 2011 si è chiuso con 172 attentati contro giornalisti e mass media, 17 in più rispetto al 2010.
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