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Fuoco su una folla di manifestanti fuori dagli uffici di un giornale bandito dal governo. Così ieri l'esecutivo yemenita guidato da Ali Abdallah Saleh, mentre gli americani decidevano di riaprire l'ambasciata, ha dimostrato di approfittare "del supporto delle potenze straniere nella lotta al terrorismo per violare deliberatamente i diritti delle persone", come ha denunciato Rsf in un comunicato.

Più di duecento dimostranti avevano risposto all'appello di diverse organizzazioni per i diritti umani per riunirsi in un sit-in davanti alla sede di Aden del quotidiano al-Ayyam per chiedere la sua riapertura dopo la chiusura forzata dello scorso maggio. In quell'occasione l'esercito aveva anche ucciso un giornalista (qui la storia). 

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"Ci atteniamo alle leggi locali e non tutte le applicazioni sono possibili in tutti i Paesi". con una disarmante semplicità la portavoce della Apple, Trudy Muller, ha risposto a coloro che erano insorti contro la multinazionale di Cupertino a causa della censura delle applicazioni iPhone sul Dalai Lama nel mercato cinese.

Attraverso la China Unicom, la ditta che da due mesi distribuisce nel Paese asiatico i modelli iPhone, è stato infatti bloccato l'accesso a cinque programmi relativi al leader spirituale tibetano. 

Insomma la comunicazione pubblicitaria della Apple andrebbe rivista, come ha giustamente osservato anche Vittorio Zambardino. Lo slogan "Think different" andrebbe sostituito con un "Think as the others do": perché alla fine Steve Jobs & co. pensano come hanno già fatto Google, Yahoo e gli altri colossi alla "prova Cina".

A questo punto è evidente che la libertà di espressione online non può passare attraverso le grandi multinazionali di Internet, che stanno dimostrando sempre di più una forte accondiscendenza con i governi locali. Un fenomeno che ha una peculiarità, come ha ben spiegato Alessandro Gilioli: la totale arbitrarietà della censura.

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Gen 10 1

Libri sotto l'albero - Pyongyang

Pubblicato da Joshua Evangelista alle 07:26 in Libertà di espressione


Fino al 6 gennaio, ogni giorno Reporters pubblicherà i migliori suggerimenti letterari che vi abbiamo proposto nel passato. Oggi tocca a Pyongyang, di Guy Desisle, già consigliato da Harpo il 27 luglio 2007. Buone vacanze da Reporters!

Pyongyang, Guy Desisle (Fusi orari, 176 pg)

Raccontare con la matita un lungo soggiorno in uno dei Paesi più impermeabili e misteriosi del Pianeta: la Corea del Nord.

E' un reportage singolare quello di Guy Delisle, disegnatore e animatore canadese del Quebec, che in "Pyongyang" (Fusi Orari ) ha raccontato la quotidianità della vita  nella capitale nordcoreana, dove ha lavorato come supervisore di un gruppo di disegnatori per cartoons.

Routine al lavoro e nel tempo libero, rapporti sociali e scoperte di ogni giorno sembrano giocate tutte sul rapporto tra individuo e grandi spazi che lo annichiliscono.

Grandi spazi vuoti nell'hotel frequentato solo da stranieri. Grandi piazze semideserte affacciandosi e passeggiando. Autostrade completamente vuote, mausolei giganteschi con collezioni micidiali di cimeli del regime. E all'occorrenza, scene di gruppo, al lavoro come in coreografie sterminate, in cui il singolo si sente ancora più schiacciato.

Delisle illustra mille piccoli aneddoti e disavventure, come aveva già fatto con la Cina in "Shenzen" . Sempre guardato a vista da un interprete, rievoca con tenerezza i tentativi di comunicare con esseri umani che sembrano di un altro pianeta.

Pochi commenti e tante notizie, da bravo cronista con la matita.

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E' stato l'anno di Eluana Englaro, del terremoto in Abruzzo, delle repressioni in Iran, della tragedia di Viareggio, del No-B day, dello scandalo Marrazzo . E' stato anche, più modestamente, il mio primo anno alla guida di questo blog. 

Non amo particolarmente i bilanci a caldo, da sempre azzerati dai posteri. E' altresì doveroso ringraziare chi ha supportato, in questo 2009, il mio lavoro. Un grazie di cuore a Carlo Felice Dalla Pasqua, il papà di Reporters, dal cui ingegno è nato questo progetto. A Blogosfere, che ha creduto in me rendendo "luogo comune" la convinzione che in Italia nessuno investa più sui giovani.

Grazie soprattutto a voi, cari lettori di questo spazio. Avete commentato, criticato, esaltato, appoggiato, condannato questo blog. Siete stati e siete la costante spina nel fianco con la quale confrontarsi per fare un lavoro sempre migliore. 

A dicembre, secondo la classifica Wikio dei blog italiani, Reporters è stato il 163esimo blog più citato d'Italia. Una bella soddisfazione, per chi umilmente cerca ogni giorno di raccontare "il mondo di chi racconta il mondo".

Scrivere di libertà di espressione nel mondo, di censura, delle nuove frontiere tecnologiche dell'informazione e di deontologia non è appetibile quanto linkare video di nudo o di gossip (con tutto il rispetto per chi lo fa). Ma, come direbbe Alessandro Manzoni, confidando nella comprensione affettuosa dei suoi quattro lettori abituali, Reporters è riuscito a portare avanti il suo lavoro.

Che anno è stato, quello di Reporters? Cerchiamo di ripercorrerlo insieme (tentando di non annoiarvi troppo).

Continua a leggere "Buon 2010 da Reporters: che sia un anno di libertà di stampa e informazione obiettiva (e intanto vediamo cosa è successo nel 2009)" »

Due eventi hanno marcato il 2009 giornalistico. Il primo è il più grande massacro di giornalisti in un solo giorno (30 persone) ad opera delle milizie di un governatore nelle Filippine del sud (leggi qui la storia). Il secondo, i cui strascichi li stiamo tutt'ora vivendo, è l'arresto di decine di giornalisti e blogger iraniani (leggi qui) in seguito alle discusse rielezioni di Mahmoud Ahmadinejad.

Alcuni numeri di questo 2009 (la fonte è Rsf):
76 giornalisti uccisi (erano 60 in 2008);
33 giornalisti rapiti;
573 giornalisti arrestati;
1456 giornalisti che hanno subito violenze fisiche;
570 media censurati;
157 costretti ad abbandonare i propri paesi;
1 blogger morto in prigione;
151 blogger arrestati;
61 blogger che hanno subito violenze fisiche;
60 paesi in cui è stata presente una forte censura online
.

Reporters ha cercato, nel suo piccolo, di dare voce e spazio alle storie di questi protagonisti, spesso azzittiti nonostante il loro ruolo di comunicatori. La chiave di lettura da dare alla lotta alla censura in questo 2009 è la prospettiva del citizen journalism: tanti "piccoli" reporter che con un cellulare o una mini telecamera digitale hanno raccontato ciò che succedeva dove la stampa tradizionale non aveva alcun accesso. Una lezione di coraggio e determinazione ai tanti che di giornalistico hanno solo un cartellino.

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