L'Aquila terremoto oggi: lasciate ogni speranza voi ch'entrate nel centro storico

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Visitare L'Aquila dopo tre anni lascia a bocca aperta chiunque, persino chi non ha creduto al miracolo berlusconiano. La ricostruzione è ferma: reportage di Blogosfere

aq 006p.jpgOh ma in tre anni non avete fatto niente!ha da poco sbottato stupita Renata Polverini. Chiunque passi per L’Aquila oggi, anche chi sin dall’inizio non ha creduto al miracolo aquilano, rimane comunque sbigottito e meravigliato del totale immobilismo forzato di questa città.

Le parole di Anna, musicista e attivista della lista civica Cambia Musica sono forti e lapidarie. “Come chi è andato in guerra parlerà sempre della guerra, perché è stato uno shock troppo forte per tacerlo, anche noi non ci cacceremo mai più dalla mente quella notte e tutto quello che è successo dopo“.

Anna mi porta a fare una passeggiata sotto i portici, puntellati anche quelli, ma tutto ciò che rimane sono le foto e i nomi dei ragazzi del Convitto che hanno perso la vita quel 6 aprile. Erano dei paesi vicini, ma frequentavano l’Alberghiero e restavano a dormire al Convitto anche nei giorni del terremoto. Ovviamente sono stati rassicurati perché restassero dentro le stanze, e le mamme tranquille li hanno lasciati stare lì.

Si legge: “Verità e giustizia per Luigi, 15 anni, Marta, 16 anni, Ondrej, 17 anni. I piccoli angeli del Convitto Nazionale. Per sempre nei nostri cuori“. Accanto, nel portone subito dopo, accanto alle candele in ricordo dei ragazzi uccisi dal terremoto e dal lassismo morale dei responsabili, ci sono le coperte e le ciotole dei cani randagi, i veri padroni della città. La lastra di marmo con l’iscrizione “Corso Vittorio Emanuele“, intanto, è buttata tra le macerie e i puntellamenti, sotto un tavolo abbandonato.

Anna mi ha mostrato tutta la città. Oltre al centro storico completamente sventrato e ancora come nel 2009, anche i palazzi della periferia che sembrano intatti dall’autostrada in realtà sono intatti solo dal secondo piano in su. Ma le cantine e il primo piano sono sprofondati, maciullati.

E quelle poche case che vengono riparate vengono riabitate da aquilani che comunque rimangono soli nel quartiere, senza vicini di casa. La disgregazione sociale dilaga ma i centri commerciali si moltiplicano.

Il terremoto ha demolito i garage, il primo piano, i piani di sotto. Le viscere della città e della gente, che allo stesso modo deambula ma ha perso la forza di vivere…

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